Di Maria Romana Bergamaschi
Tutte le volte che vedo l’accoppiata Funaro-Giorgio, mi risuonano inevitabilmente nella testa le parole di Edoardo Bennato: «…è una ditta specializzata…».
La sindaca sembra impegnata soprattutto a primeggiare in iniziative inutili, pur di ottenere visibilità, invece di affrontare (o almeno fingere di affrontare) i tanti e gravi problemi di Firenze. Si cimenta in ardue prove di abilità culinaria, come i pici all’aglione, e, fiera del motto «mens sana in corpore sano», l’estate scorsa correva da una parte all’altra della città a spostare transenne che, per inciso, erano le uniche a non intralciare il traffico, solo per dimostrare che «finivano i lavori». Ancora più significative le sue passeggiate salutari, come quella organizzata il 30 maggio per l’inaugurazione del ponte Nencioni. Seguita dai suoi immancabili fan entusiasti, ha attraversato il ponte come una leggiadra ninfa dei boschi e dei fiumi, sempre sorridente nonostante il fiatone.
Non c’è inaugurazione che le riesca bene. Pensiamo a quella organizzata per la posa del primo pilone allo stadio, rimandato indietro dopo poche ore. Il ponte Nencioni, poi, presenta un dislivello che ricorda un trampolino da sci, un parapetto costituito da una traballante rete metallica pericolosa, un semaforo che dura appena 8 secondi e, dulcis in fundo, una strettoia finale che provocherà il caos quando dovranno transitare anche i mezzi pesanti. Perché non l’hanno fatto a quattro corsie? Bisogna però riconoscerle un merito: quando c’è un problema, interviene subito. I fiorentini si lamentano del degrado e della sporcizia? Lei esce di corsa da Palazzo Vecchio, veste i panni dell’angelo del bello e va a verificare che ci siano i cestini. Missione compiuta: i cestini ci sono. Se sono pieni, chiamate Alia. È ancora in ambasce perché non riesce a realizzare l’isola che non c’è sull’Arno. Sembra più interessata a dimostrare che forse non sa fare la sindaca, ma almeno potrà camminare sulle acque.
Di ben altro spessore è Giorgio, assessore alla sicurezza e alla viabilità. In nemmeno due anni Firenze è passata dal terzo al secondo posto tra le città più pericolose d’Italia. La viabilità è stata cancellata e trasformata in pura immobilità, vista le code chilometriche che si formano ogni giorno. La sua prerogativa è quella di trasformarsi a seconda del contesto: diventa Giove tonante contro i fiorentini quando osano protestare. È il Demiurgo platonico, l’artefice benevolo che plasmerà Firenze rendendola perfetta secondo la sua idea di città del futuro. C’è chi smuove le montagne, lui smuove gli alberi. Moltiplica agli abitanti che le nuove tramvie raddoppieranno il numero dei passeggeri (da 45 a 90 milioni) e che grazie a lui saranno abbattute ben due tonnellate di CO₂. Del resto, «la tramvia è democratica». E infatti trasforma: i quartieri diventano deserti di cemento, i fiorentini fuggono, i negozi chiudono.
Il meglio di sé lo dà quando scende dal cielo come Deus ex machina per risolvere i problemi del traffico, coadiuvato dall’ingegner Ciurnelli, profumatamente pagato e poi improvvisamente sparito. La tragedia resta, e il nostro Deus ci ha lasciato un traffico ormai ingestibile. In tutte queste metamorfosi riesce sempre a prenderci in giro, primeggiando nell’arte oratoria tipica del sofista: ragionamenti fallaci costruiti per ingannare.
A noi fiorentini non resta che piangere.

