Capannoni & pelli. Atto VIII: Storia della Colonna Infame?

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Può un avvocato tentare di fermare un giornalista, anche evocando lo spettro delle vie legali, senza mostrare il mandato ufficiale da parte del suo cliente? Così è stato, ma non ha prodotto gli effetti attesi o sperati: non ci siamo fermati, come possono vedere i nostri «venticinque lettori» di Barberino Tavarnelle. E che valore ha una richiesta di rettifica inviata non in carta intestata, non firmata dal dirigente o dall’ufficio – in questo caso di Allianz, almeno a quanto da Ella scritto – che la richiede? Nessun valore, purtroppo per il cliente (reale, presunto, millantato). È per questo che ci siamo rivolti all’Ordine degli Avvocati del Foro di Milano al quale l’avvocata risulta iscritta.

In data 8 maggio, dopo alcune interlocuzioni (la stessa metteva in discussione il nostro ruolo e accusava di aver scritto falsità e insinuazioni, senza però indicarcele con chiarezza), chiediamo di trasmetterci il mandato ricevuto e, soprattutto, di trasmetterci la rettifica in carta intestata e firmata, richiesta che, nelle nostre intenzioni, era a vantaggio e a tutela del cliente, vero o presunto; nella stessa comunicazione invitiamo l’avvocato il cui studio è ubicato in via Gabrio Serbelloni a visionare le prove, che sono in un account Allianz. Cala il silenzio e l’avvocata meneghina, prima baldanzosa, ammutolisce. E passa un mese, ma una rettifica (notizia doppia) ha senso solo se richiesta e pubblicata velocemente. È regolare il suo comportamento? Dobbiamo pensare che sia questa la prassi? Non è normale, non è questa la prassi. O, almeno, non dovrebbe esserlo. Dobbiamo essere noi a dire l’ovvio: che non si può agire per conto di un terzo senza mostrare il mandato di quest’ultimo? Che i documenti hanno valore solo se firmati? Che esiste un’etica nella professione?

Tuttavia, l’Ordine degli Avvocati di Milano, interpellato già due volte su questi fatti, non proferisce parola. Chi ci impedisce di pensare che l’Ordine di Milano abbia remore a intervenire sulla questione perché c’è un Innominato di ordine superiore? In virtù di ciò, cosa è più facile: obbligare tutti gli avvocati a essere onesti o far chiudere tutti i giornali? Ad ogni modo, il mistero, per ora, resta irrisolto: per conto di chi e a quale scopo ci ha scritto l’avvocato Pedrazzi? Ci toccherà, a questo punto, andare da Milano a Roma.

In copertina: la Colonna Infame (Wikimedia Commons)