“Un pugno in una carezza” si potrebbe definire, invertendo il titolo del celebre album di Adriano Celentano datato maggio 1968, la linea seguita dal PD nella Metrocittà e soprattutto a Sesto Fiorentino: aeroporto e tranvia sono qui ancora temi centrali, nonostante il recentissimo avvicendarsi di giunta locale, che vede oggi sindaco Damiano Sforzi.
Impossibile non ripensare, qui, al fatidico «aeroplano che se ne va» sentito «fischiare sopra i tetti» e al «treno dei desideri» che «nei miei pensieri all’incontrario va» di Azzurro: la differenza è che il loro impatto sulla vita reale dei cittadini è assai meno romantico e poetico.
Il 2 maggio si è infatti tenuto, alla Galleria Giachetti, un incontro organizzato dalla lista civica sestese Via Nova – Brunori Sindaco per discutere dell’impatto della tranvia (strutturalmente un treno) e smascherare «le varie lottizzazioni in corso nella Piana» (1).
Le criticità al riguardo, tuttavia, hanno radici ben più profonde. L’ormai trita retorica sulla «mobilità sostenibile» si scontra, tra le altre cose, con la pochissima praticità del tracciato, una prassi che abbiamo già visto nei progetti per la linea diretta a Bagno a Ripoli, che lascia fuori tutto il resto del territorio, Ponte a Ema compresa, esterno al Viola Park, riproducendo peraltro lo stesso percorso dell’autobus n° 32.
Già cinque anni fa, infatti, si disse che il tracciato, non attraversando interamente il cuore del Polo, avrebbe rappresentato unicamente un’«opportunità persa» per studenti e ricercatori, privi a quel punto di un «collegamento capillare» coi vari padiglioni (2). Giani intervenne, giocando sull’equivoco, affermando che si era trattato di un enorme «equivoco» tra «il vecchio e il nuovo liceo scientifico Agnoletti» e che il progetto metteva al centro il nuovo, che secondo lui è «già dentro il Polo» (3).
Non è però quello l’unico punto debole dello snodo. Il tratto finale, in particolare quello che transita da via Giusti per culminare nella Piazza del Mercato, ha fatto insorgere più di un timore sulla verosimile perdita di posti auto per i conseguenti restringimenti di carreggiata, con tutti i danni e i disagi alla circolazione che qua a Firenze ben conosciamo (4). Altri comitati, per l’appunto, come quello di Piazza Aldo Moro, hanno contestato, facendo eco, l’interferenza dei cantieri e dei binari con aree storicamente pedonalizzate, parchi e zone limitrofe alle scuole, condannando anche l’assenza totale di interpellanze a cittadini e residenti circa l’ubicazione dei capolinea (5).
Esattamente la mancanza di confronto, prassi comune sotto le giunte piddine, è uno dei punti principali all’ordine del giorno nella contrarietà dei sestesi alla tranvia: un’infrastruttura calata dall’alto senza nemmeno considerare le proposte alternative avanzate dal territorio. Tutta benzina sul fuoco dell’ormai storica lotta dei Comuni e delle popolazioni locali contro l’ampliamento dell’aeroporto di Peretola.
L’iniziativa del 2 maggio ha ben evidenziato il legame inscindibile tra i due, anche logisticamente.
I comitati ambientalisti e le civiche, come appunto Via Nova, si oppongono da sempre a questa sinergia, dannosa per l’ecosistema della Piana, incrementando l’inquinamento acustico e atmosferico: Giani e i lanzichenecchi del green, evidentemente, si sono lasciati sfuggire anche questa, o forse hanno voluto perché interessi superiori così esigono (6). Non così, invece, il titolare di Via Nova, Daniele Brunori, il quale, come abbiamo ricordato, «ha già votato contro la nuova pista nel 2022, quando farlo non era conveniente né facile» (7). Non che da Palazzo Vecchio non sia arrivata una mano, per quanto isolata: il consigliere Guglielmo Mossuto (Lega) ha depositato il mese scorso un’interrogazione in Consiglio comunale sulla gestione dei lavori, alla quale si attende ancora risposta (8).
L’evento del 2 maggio ha visto, in conclusione, interventi pregnanti e qualificati anche e soprattutto dal punto di vista tecnico: dalla ricostruzione storica dello sviluppo aeroportuale fiorentino alle valutazioni urbanistiche che stroncano le tesi sulla pretesa “utilità” della linea tranviaria per i residenti, fino agli aspetti più politici e alle proposte formulate negli anni, per soluzioni meno impattanti e costose (9). Che però, finché sopravvivranno il sistema e le logiche di potere targati PD, resteranno sempre buone intenzioni minoritarie.

