Al centro della proposta la valorizzazione delle nuove generazioni di professionisti, percorsi partecipativi con i cittadini, semplificazione amministrativa e accesso ai finanziamenti europei oggi spesso inutilizzati dagli enti locali
Una nuova stagione per l’urbanistica fiorentina potrebbe partire dai concorsi di idee e di progettazione. È questa la convinzione dei firmatari del documento “Per una svolta urbanistica a Firenze”, che hanno presentato una proposta destinata alla sindaca, alla giunta comunale, ai gruppi consiliari e agli ordini professionali di architetti, ingegneri, geometri, agronomi e geologi.
Al centro dell’iniziativa vi è la richiesta di adottare procedure più aperte, trasparenti e accessibili ai giovani professionisti, nella convinzione che la qualità delle opere pubbliche dipenda anzitutto dalla qualità del percorso che conduce alla loro realizzazione. Il documento, definito dagli estensori come un contributo operativo e non come una richiesta di nuove norme, punta infatti a una più efficace applicazione della legislazione esistente. L’obiettivo dichiarato è quello di promuovere “un Processo Amministrativo più efficace, più trasparente e più Partecipato in modo da garantire anche la Qualità Architettonica e la Sicurezza nei Cantieri come esito finale”.
Secondo i promotori, il sistema dei concorsi rappresenta uno strumento decisivo per elevare il livello delle opere pubbliche, favorire la partecipazione dei cittadini nelle fasi preliminari e consentire anche ai piccoli enti locali di accedere a risorse europee spesso non utilizzate per carenze organizzative e progettuali. La proposta prevede un percorso articolato che parte dalla definizione condivisa degli obiettivi delle opere pubbliche, passa attraverso il confronto con la cittadinanza già nella fase dello studio di fattibilità tecnico-economica e arriva alla creazione di una centrale di committenza comprensoriale dedicata alla gestione dei concorsi. A questo si aggiunge l’idea di istituire un fondo di rotazione per sostenere gli oneri amministrativi, i premi e la progettazione esecutiva, riducendo gli ostacoli che oggi scoraggiano molti enti locali.
Particolare attenzione viene riservata alle giovani generazioni di professionisti, spesso escluse dalle gare tradizionali a causa dei requisiti economici e curricolari richiesti. Per superare questo limite, i firmatari sostengono il modello del concorso in due fasi: una prima aperta, basata esclusivamente sulla qualità dell’idea progettuale, e una seconda riservata ai progetti selezionati. “Bisogna distinguere tra competenza e capacità tecnico-economica”, si legge nel documento, che denuncia come gli attuali meccanismi di selezione finiscano troppo spesso per penalizzare il talento emergente. In questa visione, i giovani progettisti potrebbero accedere alla fase finale aggregandosi successivamente a strutture professionali più organizzate, mantenendo così il valore della propria proposta creativa.
La riflessione si estende anche alla sicurezza nei cantieri e all’efficienza della spesa pubblica. I promotori ritengono infatti che un progetto esecutivo completo, supportato da strumenti digitali come il Building Information Modeling (BIM), possa ridurre contenziosi, migliorare la pianificazione delle attività e aumentare gli standard di sicurezza per i lavoratori. Viene inoltre ribadita la necessità di privilegiare il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa rispetto alle logiche del massimo ribasso, considerate tra le cause dell’improvvisazione e delle criticità che ancora caratterizzano molti cantieri italiani.
Il documento guarda oltre la sola architettura e propone che i concorsi diventino il “Sistema normale e corrente” per tutte le principali trasformazioni del territorio, dagli interventi urbanistici alle opere fluviali e geotecniche. Una visione che punta a fare della qualità progettuale un elemento strutturale delle politiche pubbliche, capace di generare sviluppo economico, rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e offrire nuove opportunità professionali. Per i promotori, investire nella progettazione significa infatti investire nel futuro delle città, nella competitività dei territori e nella capacità del Paese di trattenere competenze e creatività che troppo spesso scelgono di cercare altrove le proprie occasioni di crescita.
