La replica del comune alla capogruppo di Firenze Democratica Cecilia Del Re è sconcertante. “Bevono acqua e fanno pausa ogni ora”
Non sono bastate le morti due operatori ecologici stramazzati dal caldo nei giorni scorsi uno a Barberino di Mugello e uno a Bagno a Ripoli, e a nulla vale evidentemente nemmeno l’ordinanza regionale anti-caldo (la n. 2 del 28/05/2026) che vieta il lavoro all’aperto nei settori agricolo, florovivaistico, edile e nelle cave con esposizione prolungata al sole dalle 12:30 alle 16:00, nei giorni di rischio alto, fino al 31 agosto 2026 quando si tratta di far correre veloce le opere per la realizzazione del treno-tram.
Dopo 12 giorni consecutivi di bollino rosso per il rischio salute a Firenze, e nonostante le millantate opere di mitigazione del clima narrate da Palazzo Vecchio (con rifugi climatici in parchi all’aperto o opere di depavimentazione pari allo zero virgola della cementificazione passata e in corso), si ritiene che per i lavori della tramvia valga il giochino della deroga “per pubbliche amministrazioni, concessionari di pubblico servizio e interventi di protezione civile o urgenti e indifferibili” e si permette agli operai dei cantieri della tramvia di operare sotto il sole a picco delle 13 in una città rovente dove si toccano (come da nostra inchiesta) anche i cinquanta gradi.
La salute pubblica vale più del trenino per Bagno a Ripoli, che diamine! La pensa così anche la capogruppo di Firenze Democratica, Cecilia Del Re.
«Abbiamo ricevuto diverse segnalazioni, anche in data odierna, di operai al lavoro nei cantieri della tramvia – in particolare, oggi, in piazza Bartali e in piazza Beccaria – anche alle ore 13, ovvero nel pieno delle ore più calde. Da giorni Firenze è in codice rosso, una condizione che va avanti da oltre dieci giorni consecutivi, con temperature percepite che – come riportano i principali quotidiani locali e nazionali – hanno raggiunto e superato i 40 gradi. In queste condizioni, il rispetto dell’ordinanza regionale sul lavoro nei cantieri all’aperto non è solo un obbligo normativo, ma una tutela essenziale per la salute dei lavoratori. Chiediamo quindi che il Comune e la Regione verifichino immediatamente quanto accaduto e che siano effettuati controlli puntuali e costanti nei cantieri della tramvia, per accertare che l’ordinanza venga rispettata e che nessun lavoratore sia esposto a rischi evitabili. La sicurezza non può essere sacrificata, soprattutto in una fase in cui la città sta affrontando una delle più intense e prolungate ondate di calore degli ultimi anni. Vogliamo inoltre sottolineare un ulteriore problema che ci è stato segnalato da molti lavoratori del settore edilizio, in particolare da chi arriva dai comuni intorno a Firenze. Per rispettare la pausa obbligatoria nelle ore più calde, molti operai devono anticipare l’ingresso in cantiere, ma non esistono treni o mezzi pubblici che consentano di arrivare in città in tempo utile. Questo li costringe a utilizzare l’auto, con evidenti difficoltà legate alla sosta e ai relativi costi per il pagamento dovuto per tutto il giorno. Per questo chiediamo che il Comune valuti l’introduzione di agevolazioni temporanee per la sosta di questa categoria di lavoratori, così da garantire condizioni più eque e sostenibili. Se chiediamo loro di iniziare prima per tutelare la salute, dobbiamo anche metterli nelle condizioni di raggiungere il posto di lavoro senza ostacoli. La tutela dei lavoratori, in queste giornate di caldo estremo, deve essere una priorità assoluta. Continueremo a monitorare la situazione e a chiedere che vengano garantite tutte le misure necessarie per proteggere chi ogni giorno lavora nei cantieri della nostra città», conclude Del Re.
Pronta è arrivata la replica degli uffici comunali, che fa «le pulci» all’ordinanza regionale: «L’ordinanza della Regione Toscana prevede lo stop obbligatorio delle attività dalle 12 alle 16. I cantieri di pubblica utilità, come quelli della tramvia, rientrano però in un regime di deroga: questo non significa, però, che i lavoratori siano meno salvaguardati. Per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori impegnati nei cantieri della tramvia durante le ondate di caldo estremo, la Direzione Lavori ha impartito, con ordine di servizio, una serie di precise disposizioni alle imprese esecutrici. Tra le principali misure previste figurano il monitoraggio quotidiano dei bollettini meteorologici e degli avvisi sul rischio calore, la programmazione delle attività più impegnative nelle ore più fresche della giornata e la limitazione o sospensione delle lavorazioni durante i periodi di maggiore esposizione al sole. Le imprese dovranno inoltre garantire pause regolari in aree ombreggiate o climatizzate, assicurare la disponibilità costante di acqua potabile fresca e promuovere una corretta idratazione dei lavoratori. Particolare attenzione è riservata anche all’informazione e alla prevenzione: tutto il personale dovrà essere formato sui sintomi dello stress termico e sulle procedure da seguire in caso di malessere, mentre i preposti saranno chiamati a vigilare costantemente sulle condizioni degli operatori. Ogni impresa ha adottato le soluzioni ritenute più adeguate alle proprie esigenze e alle caratteristiche delle lavorazioni. Su queste tematiche si è tenuto anche un incontro con le organizzazioni sindacali, proprio per confrontarsi sulle misure da adottare per garantire la sicurezza dei lavoratori durante le giornate di caldo intenso. Nella maggior parte dei cantieri, compreso quello di piazza Beccaria, si è scelto di non fermare i lavori nell’intera fascia oraria 12-16, ma di adottare pause di 15 minuti ogni ora durante le quali gli addetti trovano riparo in zone d’ombra, gazebo o ambienti refrigerati, con acqua fresca sempre a disposizione. Una scelta motivata anche dal fatto che spesso il picco di calore si registra nel pomeriggio avanzato e non necessariamente nella fascia centrale della giornata. Resta comunque garantita la facoltà per ogni operaio di fermarsi, su richiesta, in qualsiasi momento. Questo modello delle pause brevi e frequenti è utilizzato anche a Bologna e in altre città. Alcune lavorazioni sono comunque programmate di notte, come per esempio le asfaltature, indipendentemente dall’ordinanza».
Era abbastanza facile prevedere che il Comune di Firenze si difendesse dietro «le deroghe», ma già un’ordinanza che preveda deroghe non ci piace, della serie «fatta la legge, gabbato lo santo».
Ma, nel rilevare che nessuna risposta viene data sull’assenza di mezzi pubblici per gli operai, troviamo umanamente incomprensibile sostenere che leggere i bollettini meteo, bere acqua e idratarsi sotto l’asfalto rovente, a cinquanta gradi, e ripararsi per un quarto d’ora ogni 45 minuti sotto un gazebo che anch’esso ribolle possano essere considerate misure sufficienti di mitigazione del rischio. Basta chiedere a qualsiasi medico.


