128mila euro pubblici per un corso di formazione tessile. Poi la sorpresa nel bando: metà dei posti strettamente riservati a donne, persone non binarie e transgender. E il merito?
Un avviso pubblico per la formazione professionale, fondi regionali (L.R. 32/2002), 128mila euro per formare un tecnico della progettazione tessile: tradizione manifatturiera toscana più innovazione digitale, sostenibilità, qualità. Il progetto si chiama, con candore, «C’è stoffa per tutti».
Poi si legge il capitolo sulla selezione, e il candore cambia natura. In caso di troppe domande è prevista «una riserva del 50% per donne, persone non binarie e transgender», con «supporto personalizzato, qualora ne necessitino».
Il bando pretende eccellenza dal tessuto — standard rigorosi, prodotti innovativi — e applica alle persone il criterio opposto: una corsia che ignora il valore individuale. In un corso pensato per far entrare qualcuno nel mondo del lavoro, l’unico metro coerente è chi quel lavoro lo sa o lo vuole imparare. Il resto è zavorra ideologica e deriva woke.
E c’è l’aritmetica che non torna. La riserva impacchetta donne, persone non binarie e transgender come un’unica minoranza fragile. Ma le donne sono metà del genere umano, e nel tessile — settore femminile fino al midollo — non sono la categoria da riequilibrare col bilancino. Non si solleva un gruppo emarginato: si appiccica una bandierina su un corso, sventolandola coi soldi dei contribuenti.
Qui i consiglieri di FdI Draghi e Cellai colgono il punto: la misura ottiene l’effetto contrario. Una quota visibile marchia chi ne beneficia. La persona ammessa domani porterà un asterisco che nessuno ha chiesto — talento o riserva? — e l’inclusione per quote fabbrica esattamente il sospetto che giura di dissolvere. Quanto al «supporto qualora ne necessitino»: nulla esprime rispetto come decidere a priori la fragilità altrui.
La sinistra di governo — la Toscana rossa di Giani come la Firenze plurale di Funaro — che ha smesso di misurarsi sui risultati per governare a colpi di ideologia. 128mila euro, e il dettaglio da comunicato non è quanti disoccupati troveranno un mestiere, ma quale etichetta ha vinto nella griglia di selezione.

