Secondo un’inchiesta del Fatto Quotidiano la banca paga oggi il prezzo della way out voluta da Renzi e Lotti nel 2016.
Si è chiuso, dopo ben 27 anni, il regno di Paolo Regini a Banca Cambiano. Banca d’Italia ha imposto il removal dei vertici e ora lo storico istituto della Val d’Elsa deve cercare un socio forte per reggere il piano industriale 2026-2028. A ricostruire i travagli della banca di Castelfiorentino il Fatto Quotidiano con un’inchiesta del 26 giugno.
Secondo il quotidiano, Via Nazionale ha chiuso formalmente la gestione Regini, «profondamente intrecciata con le sorti del Pd e del Giglio magico renziano». Lo stesso Regini si è dimesso, pur restando alla guida dell’Ente Cambiano, holding che controlla il 92,58% della banca. Al suo posto come presidente Fausto Fadorni, Matteo Passini direttore generale.
Il nodo è la riforma delle Bcc del 2016. Cambiano fu l’unica a usare la cosiddetta way out inserita all’ultimo nel decreto su spinta dell’allora sottosegretario Luca Lotti, con l’avallo di Matteo Renzi. La norma permise di trasformarsi in Spa restando indipendente, anziché entrare in Icrea o Cassa Centrale.
Elevatissimo il costo dell’operazione. 54,2 milioni versati allo Stato, pari al 20% del patrimonio. La banca fece causa per riaverli, ma la Consulta nel 2021 confermò la legittimità del prelievo.
Il bilancio 2025 si è chiuso con 7 milioni di utile, contro i 64 del 2024. Il crollo è legato a rettifiche per oltre 33 milioni sui crediti deteriorati richieste dalla Vigilanza. Per rafforzare il patrimonio la banca deve ora aprire al 10-19% a un socio di minoranza.
Secondo quanto riferisce l’agenzia Radiocor, venerdì scorso il gruppo Iccrea ha formalizzato un’offerta vincolante da 40 milioni di euro per una quota di minoranza in Banca Cambiano. Lo stesso giorno, anche Cassa Centrale Banca ha presentato un’analoga offerta da 40 milioni.
Nel frattempo, la banca, contattata dal quotidiano diretto da Marco Travaglio, è passata, in 26 anni, da 450 milioni di depositi, 6-7 sportelli e 110 dipendenti a 4,2 miliardi di attivi, 44 filiali e 450 lavoratori.
Un paradosso? I candidati sono proprio Icrea e Cassa Centrale, i gruppi da cui Cambiano “scappò” 10 anni fa, pagando la penale. Termina la stagione della commistione tra banche e potere politico di marca spiccatamente renziana?
