di J. Luna (lavoratore immigrato)
C’era una volta un bosco oscuro pieno di belve feroci, nel quale si nascondevano diversi gruppi di umani; in questo bosco nessun gruppo si azzardava ad accendere una luce perché avevano paura di essere visti; in questa situazione gli umani avevano due opzioni: rimanere fermi nel buio aspettando la loro fine per fame, mancanza di risorse, malattia o vecchiaia, fino a essere dimenticati, o fare un passo coraggioso e avvicinarsi verso un altro gruppo per crescere insieme e poter accendere il fuoco della civiltà.
Sono un figlio della contraddizione, un viandante tra i viandanti, figlio di immigrati fuggiti dalla povertà, da un governo corrotto e dalla dittatura; nato e cresciuto nel paese dal quale sono fuggiti, per poi prendere le valigie e attraversare il mare verso un’altra meta, alla ricerca di un futuro migliore.
Essere immigrato in Italia ha dei lati veramente fantastici, che mi hanno permesso di crescere come persona. Mi ricordo che arrivai un luglio molto fresco e la prima cosa che feci fu mangiarmi 1 Kg di gelato seduto alla stazione di Firenze. Nel tempo, ho conosciuto tantissime persone e creato tante amicizie in ogni strato sociale, il cibo è fantastico, mi piacciono le sagre e fiere, è un paese molto sicuro, anche se un po’ fermo nel tempo.
Ci sono state sempre difficoltà. Per diverso tempo la mia famiglia è stata costretta a co-abitare insieme ad altri immigrati, pagando per una stanza quanto l’affitto di un’intera casa; in più, si pagavano separatamente bollette e tasse, ci era vietato accendere la luce o guardare la tv. E, se mi facevo una doccia, venivo rimproverato dallo straniero a cui era intestata. Per poter accendere il riscaldamento in inverno dovevi quasi inginocchiarti. Tutto questo pur avendo la possibilità economica di affittare da soli perché, se sei immigrato, a meno che tu non abbia un garante italiano, non ti viene affittata una casa, anche se hai un contratto di lavoro a tempo indeterminato e tutti i documenti in regola. E, a quel tempo, gli affitti brevi non erano esplosi come oggi.
Poi problemi burocratici costanti nel rinnovare il Permesso di Soggiorno: ci vogliono mesi per poter avere un appuntamento e ancora di più per avere il documento in mano. Mi è capitato che ci volesse un intero anno per ottenere il documento senza il quale non posso neanche chiedere una tessera Coop. A Firenze il Permesso si fa alla Questura, in questo enorme stanzone dove non c’è neanche una macchinetta e il personale è sempre poco. Sai quando inizi, ma mai quando – e se – finirai. Una volta sono arrivato alle quattro del mattino a fare la coda e ho finito alle dieci di sera, perché c’era stato un errore con la numerazione e fino alle 5 del pomeriggio non se ne erano resi conto.
Per non parlare di un razzismo nascosto, come quando chiami per noleggiare una macchina e ti dicono “mi dispiace sono tutte impegnate”, ma se fai chiamare un amico italiano dopo due minuti ti dicono “nessun problema vieni a prenderlo quando vuoi”. O nel semplice fatto di prenotare un hotel e dover far prenotare un’altra persona al tuo posto, perché appena sentono la tua voce non hanno stanze o ti cancellano la prenotazione; inoltre, questi ultimi anni la situazione è diventata sempre più difficile e piena di odio e risentimento nell’aria.
Per lungo tempo mi sono chiesto che volesse dire essere immigrato, perché fosse sbagliato tentare di avere una vita migliore e perché, anche se la gran parti di noi lavora e tenta di creare un futuro, veniamo buttati nello stesso sacco dei criminali. Poi mi sono reso conto che, forse, non siamo altro che servi della gleba sotto un nobile chiamato Stato. Esso ci dà studio, cibo, protezione ma vuole mantenere lo status quo. Forse l’immigrato è sempre il bersaglio perché il simbolo del cambiamento stesso, forse descriverci come una piaga o come un male non è altro che un modo di concentrare la rabbia delle persone per creare un nemico fasullo su cui scaricare tutte le colpe: mancanza di lavoro, malasanità, tasse troppo alte, criminalità. Forse, è anche un modo per evitare che i servi fuggano, creando una catena che li imprigioni, in modo tale da generare in loro una paura di essere trattati allo stesso modo, se solo pensano di fuggire.
Sono nato in una terra segnata dal conflitto. È facile dire “tu straniero stai togliendo agli italiani il lavoro”, senza ricordare che sono tue stesse scelte che hanno portato il paese in questa situazione. Come la burocrazia eccessiva per aprire un attività, come le piazze italiane che si sono svuotate di vita e di giovani perché troppo rumorosi e ora quelle stesse piazze sono in mano alla criminalità.
L’Italia è una nazione nata e diventata grande grazie all’immigrazione, allo scontro culturale tra diverse culture di cui ha saputo predere il meglio e il peggio nei secoli e farlo diventare suo, dalla matematica alle scienze, all’arte fino alla cucina. Si può dire che lo stesso popolo italiano attuale non è altro che un amalgama di culture e di persone di razze ed etnie diverse.
Noi immigrati esisteremo sempre e probabilmente anche i vostri figli lo saranno, qualora la situazione attuale dell’Italia continui a peggiorare o se non potranno crearsi una vita e continueranno a essere derubati del loro futuro per alimentare il passato.
Oggi, un immigrato è colui che viene da fuori. In un futuro potrà essere qualcuno fuori dal continente o uno fuori dal pianeta o sistema solare, e continuare a essere usato per nascondere i veri problemi, permettendo a coloro che gridano più forte di guidare, è sbagliato. Sono loro il vero problema, il loro attaccamento al potere, alla paura del cambiamento e della conseguente perdita di controllo, alla bramosia di più avere sempre di più come un buco nero senza che svuota la vita delle persone.
Non esistono migranti buoni o cattivi, esistono solo buone o cattive persone, ed il male si nasconde nel voler imporre la nostra volontà su un’altra persona, nel pensare che perché si è bianco, nero, povero o ricco si ha diritto a fare del male e a rubare la libertà altrui.
Ho meno paura del rapinatore per strada che del politico in aula che ruba il futuro per rimanere al potere e, ancor di più, delle persone che non riescono a imparare dal passato perché saranno coloro che commetteranno gli stessi errori del passato.


