Montedomini, il Palazzo si autoassolve

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Commissione Controllo, più domande che certezze su Montedomini: il patrimonio, la governance e il nodo delle responsabilità amministrative

 

Una Commissione Controllo nasce con uno scopo preciso: verificare i fatti, accertare le responsabilità, chiarire ciò che non è chiaro. È il luogo nel quale la politica dovrebbe esercitare una delle sue funzioni più importanti: controllare l’operato di enti e amministrazioni nell’interesse dei cittadini. La seduta di ieri dedicata a Montedomini ha certamente permesso di acquisire nuovi elementi. Maurizio Frittelli ha risposto alle domande dei consiglieri, alcuni aspetti sono stati chiariti, altri restano aperti. Ma ciò che ha colpito maggiormente è stato un altro elemento: mentre una parte dei commissari continuava a interrogarsi sul merito delle questioni, un’altra sembrava già impegnata soprattutto a difendere l’operato dell’ente e, indirettamente, quello dell’amministrazione comunale.

I comunicati diffusi al termine della Commissione non fanno altro che confermare le posizioni espresse durante il dibattito. Da una parte chi ritiene che le spiegazioni del presidente siano state convincenti, che la vicenda sia stata ingigantita e che dietro il caso Montedomini vi sia soprattutto un attacco politico alla regolamentazione degli affitti brevi. Dall’altra chi sostiene che molte risposte siano rimaste incomplete e che il nodo centrale riguardi la gestione del patrimonio pubblico e il ruolo della politica.

È proprio quest’ultimo aspetto che merita di essere approfondito. Perché nessuno, nel corso della Commissione, ha realmente contestato la funzione sociale di Montedomini o il lavoro svolto ogni giorno dagli operatori delle RSA. Nessuno ha messo in discussione il valore storico di un’istituzione che da secoli rappresenta un punto di riferimento per il welfare cittadino. Il tema era un altro. Il tema riguardava le scelte amministrative compiute sul patrimonio immobiliare, la progressiva valorizzazione attraverso il mercato turistico, i criteri adottati nei bandi, le modalità con cui sono stati esercitati controllo e vigilanza. Su alcuni punti Frittelli ha fornito spiegazioni significative. Ha ricordato che la scelta di valorizzare il patrimonio non nasce con l’attuale Consiglio di amministrazione ma affonda le proprie radici nelle precedenti gestioni. Ha ribadito che gli introiti derivanti dagli immobili sono indispensabili per garantire l’equilibrio economico dell’ASP e finanziare i servizi sociali. Ha inoltre riconosciuto la necessità di aggiornare il regolamento.

Sono risposte importanti. Ma non esauriscono le domande. Anzi, per certi aspetti le rafforzano. Se quella strategia era consolidata da anni, diventa inevitabile interrogarsi sul ruolo svolto dagli organi di indirizzo e di vigilanza. Sara Funaro è stata assessora al Welfare per dieci anni ed è stata vicepresidente di Montedomini. Oggi il Comune continua a nominare la maggioranza del Consiglio di amministrazione dell’ASP. Nel corso della Commissione è stato inoltre confermato che tra Palazzo Vecchio e Montedomini esisteva un rapporto costante di coordinamento. È quindi legittimo chiedersi quale fosse il livello di conoscenza e di condivisione rispetto alle scelte compiute negli ultimi anni.

Allo stesso modo restano aperte le questioni poste da Cecilia Del Re sulla progressiva eliminazione delle clausole sociali nei bandi, sui dubbi relativi alle garanzie offerte da alcune società aggiudicatarie, sulla trasparenza delle procedure e sulle incongruenze evidenziate in alcuni contratti. Resta la richiesta avanzata da Massimo Sabatini di individuare atti di indirizzo formalmente adottati, senza che nel corso della seduta siano stati indicati riferimenti documentali precisi. Resta la riflessione di Lorenzo Masi, che ha riportato il dibattito sul nodo politico fondamentale: non se gli affitti brevi siano consentiti dalla legge, ma se siano coerenti con la missione di un’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona. E resta anche l’analisi di Dmitrij Palagi, che ha parlato di risposte ancora insufficienti e di aspetti che richiederanno ulteriori approfondimenti.

È significativo che osservazioni così diverse, provenienti da culture politiche differenti, convergano su alcuni punti. Proprio per questo appare riduttivo leggere tutta la vicenda esclusivamente come uno scontro ideologico tra maggioranza e opposizione. La Commissione avrebbe potuto rappresentare l’occasione per separare nettamente la difesa dell’istituzione dalla verifica delle responsabilità amministrative. In molti interventi, invece, questi due piani sono rimasti sovrapposti. Le istituzioni pubbliche rafforzano la propria credibilità quando accettano il controllo, non quando lo interpretano come un’aggressione politica. Per questo la Commissione del 3 Agosto lascia una sensazione contrastante. Ha contribuito a chiarire alcuni aspetti della vicenda. Ma sulle questioni più strettamente politiche e amministrative il confronto appare tutt’altro che concluso. Ed è probabilmente questo il dato più significativo emerso dalla giornata: il dibattito sul futuro di Montedomini può anche dirsi avviato, ma quello sulle responsabilità che hanno portato all’attuale situazione è ancora tutto da sviluppare.