Un visitatore ha avuto bisogno dell’ambulanza, mentre nella Sala di Gualdrada una perdita dal soffitto ha fatto piovere acqua dall’alto. Il consigliere Dmitrij Palagi denuncia condizioni ormai diventate insostenibili per lavoratori e visitatori
A Palazzo Vecchio il caldo non è più soltanto una questione di disagio: è diventato un problema che coinvolge visitatori, lavoratori e condizioni di sicurezza. A denunciare una situazione che sembra ormai sfuggire al controllo è il consigliere comunale Dmitrij Palagi, che torna sul tema delle temperature proibitive nei Musei Civici proprio mentre l’estate entra nella sua fase più pesante.
La fotografia scattata dal consigliere è tutt’altro che rassicurante: un’ambulanza è stata chiamata anche ieri per una persona che stava visitando Palazzo Vecchio, mentre in un’altra parte dell’edificio una visitatrice si è vista cadere dell’acqua sulla testa a causa di una perdita dal soffitto della Sala di Gualdrada. Una situazione quasi surreale, aggravata dall’ipotesi che la perdita possa essere collegata a un impianto di raffrescamento situato al piano superiore, proprio sopra una delle stanze che, secondo la denuncia, risultano tra le più calde.
Ma il punto centrale della denuncia non riguarda soltanto il disagio dei visitatori. A essere sotto pressione è anche il personale, composto da dipendenti comunali, lavoratori di Muse e addetti della cooperativa che opera in appalto. “C’è tanta rabbia e frustrazione tra il personale”, sottolinea Palagi, ricordando come gli stessi problemi si ripetano ormai da anni, mentre le temperature rendono sempre più difficile lavorare in condizioni accettabili. E se un turno può coprire l’intera fascia dalle 9 alle 19, il problema assume inevitabilmente anche una dimensione organizzativa e occupazionale: “Lavorare al pubblico a queste condizioni, con turni che magari coprono dalle 09:00 alle 19:00, è proibitivo”.
Il dato politico, però, è forse ancora più pesante. Il Consiglio comunale aveva approvato all’unanimità una richiesta affinché la situazione venisse risolta entro l’estate. L’estate è arrivata, il caldo anche, ma la soluzione strutturale non si è vista. Secondo Palagi, in alcuni ambienti si continuano a utilizzare macchinari capaci di buttare fuori contemporaneamente aria calda e fredda nella stessa stanza, mentre soltanto in alcune sale si sarebbe cercato di tamponare il problema intervenendo sulle finestre. Alla Cappella Brancacci, inoltre, ci sarebbe persino un’indicazione precisa che impedirebbe di utilizzare un’area climatizzata.
È qui che la questione tecnica diventa apertamente politica: se il problema è noto, se il Consiglio comunale ha già chiesto un intervento e se le difficoltà vengono segnalate da anni, perché non si è ancora arrivati a una soluzione? Palagi pone la domanda direttamente alla sindaca e alla Giunta: “Che cosa deve succedere perché la Sindaca e la Giunta decidano di fare qualcosa di concreto?”. E Palagi sceglie un’immagine volutamente sarcastica per descrivere l’atteggiamento dell’amministrazione: “La strategia dell’Opossum della Virginia, di non fare niente sperando che i problemi passino, non funziona”. Ora la partita potrebbe spostarsi sul terreno del bilancio. “Se non arriverà una variazione di bilancio, faremo emendamenti a quello di previsione”, annuncia il consigliere, indicando anche alcune misure immediate che, in attesa degli interventi strutturali, potrebbero almeno ridurre l’impatto dell’emergenza: modulazione degli orari, eventuali chiusure degli spazi più problematici e garanzia della piena continuità occupazionale e salariale. Tra impianti che non risolvono il problema, perdite d’acqua, temperature elevate e decisioni che continuano a slittare, la domanda ormai non è più se il caldo costituisca un’emergenza. La domanda è quanto ancora si intenda aspettare prima di affrontarla davvero.

