Segnalata la mancata applicazione delle norme. Chiesti accertamenti e audizione in Commissione d’inchiesta.
In data 9 agosto, dopo la pubblicazione dell’inchiesta sui protocolli contro la biocontaminazione, stante la gravità delle evidenze emerse, la testata giornalistica La Firenze che Vorrei ha trasmesso una segnalazione formale alla Presidenza della Repubblica, al Governo, al Senato e alla Camera, al Ministero della Salute, all’ANAC e alla Corte dei Conti per far presente «la mancata applicazione» dei suddetti protocolli anti-biocontaminazione vigenti «durante l’emergenza Covid-19».
Alla base ci sono i documenti e le testimonianze dei due tecnici che hanno parlato a La Firenze che vorrei: il Prof. Roberto Lombardi, esperto ISPESL-INAIL-ISS di rischio biologico, e l’Ing. Raffaele Tarchiani, titolare dell’azienda Laundry Supplies srl.
I due esperti ricordano che «le norme contro la biocontaminazione esistevano già, dieci anni prima della pandemia del 2020». Già dal 2000 e dal 2010, sottolineano, ISPESL e INAIL avevano definito valutazione del rischio, DPI FFP2/FFP3, tute a tenuta biologica, procedure di vestizione/svestizione, filtri HEPA, divisione «zona sporca/zona pulita» e anche la norma UNI EN 14065 per il tessile ospedaliero.
«Il manuale c’era già nel 2000» per gli ospedali, «il rischio lo conoscevamo già nel 2010» per le lavanderie. Eppure, durante il 2020-2021, «si sono verificate carenze nell’approvvigionamento e nell’utilizzo dei DPI e delle procedure», con ricadute su lavoratori e utenti.
Lombardi, nell’articolo dell’8 agosto sulla nostra testata, riferisce, inoltre, di aver inviato «indicazioni per mail ai vertici del Ministero e dell’ISS» già tra gennaio e febbraio 2020, mettendosi a disposizione, «senza ricevere riscontro formale».
Con questa segnalazione si invita ad avviare accertamenti su possibili responsabilità e si torna a chiedere alla Commissione d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria SARS-COV-2 presieduta dal sen. Marco Lisei (Fratelli d’Italia) di audire Lombardi e Tarchiani.
Il problema, durante il Covid, non è stato l’assenza di regole. È stata la mancata applicazione delle regole.


