Ormai a Firenze ci siamo abituati all’idea che l’ascolto non esista e che la partecipazione sia soltanto propaganda. Ma prima che il Soviet Fiorentino accenda le motoseghe, bisogna fare i conti con la realtà.
A Palazzo Vecchio si sono accorti che non tutti i fiorentini hanno l’anello al naso e che anche alcuni di quelli che, fiduciosi, due anni fa sono andati in cabina elettorale credendo nella bontà del racconto di Sara Funaro e dandole fiducia, adesso iniziano a dubitare.
Ho personalmente assistito, ad esempio, a un’assemblea pubblica a una scenetta degna di una sit-com, a voler essere buoni, nella quale l’assessore all’(im)mobilità ha deriso pubblicamente, con aria di scherno, una coppia di fiorentini che, a loro dire, erano elettori storici del Pd e che avevano osato porre una domanda forse scomoda sulla futura tramvia. Al punto che quei due signori, non esattamente adolescenti, si sono alzati e se ne sono andati sdegnati dall’atteggiamento irriverente, delusi dal partito nel quale avevano creduto.
Forse si sta iniziando a capire, a Palazzo Vecchio, che nonostante la potenza comunicativa messa in campo e strapagata con i soldi dei fiorentini, qualche problema di comunicazione esiste. Come abbiamo già documentato, lo staff della sindaca Funaro per la comunicazione comporta incarichi e indennità per oltre 207 mila euro. La sbruffonaggine e la supponenza del conte Tacchia, quel «io sono io e voi non siete un cazzo», non pagano più? Il Soviet Fiorentino, anche perché i tempi, gioco forza, sono cambiati, non riesce più a essere del tutto efficace sulla falsariga di quello sovietico a cui sembra ispirarsi?
Pare di sì, se nelle stanze del potere ci si inizia seriamente a preoccupare della presa di coscienza dei fiorentini, che dicono no all’albericidio di 428 alberi adulti e sani, arrivando anche a presentare un esposto alla Procura della Repubblica.
La favoletta del «ne ripiantiamo altrettanti» non regge più. E dopo questa estate caldissima, che per i catastrofisti climatici sarà soltanto la prima di una lunga serie, gli alberi sono, come ha dichiarato nei giorni scorsi la professoressa Elena Granato, docente di analisi delle città e del territorio e di geografia urbana del Policlinico di Milano, «un presidio di salute pubblica». Lo ha spiegato in un’intervista ai colleghi del Corriere Fiorentino. E il loro sacrificio a favore di una distesa di ferro, asfalto e cemento per una tramvia progettata quarant’anni fa non è certo ciò che suggerirebbe qualsiasi urbanista dotato di buon senso per mitigare il calore e salvaguardare la salute pubblica.
La propaganda di regime, precisa come un orologio svizzero, mente mentre monta la protesta dei cittadini contro una mattanza nonsense e contrappone al dissenso il vagheggiamento della piantumazione di «future oasi per disegnare la Firenze di domani»: fresca, lussureggiante, verde. Lo è nei rendering disegnati per certa stampa e nella mente del sognatore professor Mancuso, che ancora non si capisce come possa, da una parte, difendere gli alberi e, dall’altra, sostenere l’amministrazione comunale che li sacrifica.
Anche quei fiorentini, come quelli che vi raccontavo sopra e che erano presenti all’assemblea, ormai non credono più alle novelle della depavimentazione green di Sara Funaro, ad oggi ridicola nei fatti. Non credono più alla favola delle future oasi verdi quando la realtà è quella di piazza Bartali, della nuova piazza della Libertà, di piazza San Jacopino e della futura piazza Beccaria, dove il verde decantato viene semplicemente conficcato nell’asfalto e nel cemento armato, all’interno di una distesa assolata di pietre che lascia poco spazio, nella realtà, a quelle che restano promesse sognate soltanto nei disegnini.
Viale dei Mille, viale Duse e viale Verga, fra l’altro, sono corridoi ecologici della città e rischiano di essere distrutti. Chi abita in queste zone e chi vi gestisce attività commerciali deve svegliarsi, se ancora non l’ha fatto, e sostenere, anche economicamente, quei cittadini impegnati in una battaglia legale contro un Comune che, con queste scelte, mette a rischio la qualità della vita e la salute presente e futura della città.
Nella foto: Viale Duse dopo l’abbattimento di alberi per la tramvia. Fonte delle immagini: Comune di Firenze


