Era agosto. Era il 1944. Winston Churchill a Siena. C’è da supporre che non fosse lì per vedere lo straordinario pavimento del Duomo, ancor meno il Palio. La banca, il Monte, la cassaforte. Terra di banche, la Toscana. O, almeno, lo era. Le piccole realtà, come le BCC, pagano pegno: troppo pesanti le ingerenze del partito egemone o delle varie consorterie locali. Il caso di Banca Cambiano, storica cassaforte dell’Empolese Valdelsa, è emblematico. Piccinerie renziane che però hanno ricadute negative sull’economia reale. Il Monte ha un’altra storia.
Siena ha serrato i ranghi a difesa degli sportelli e del nome, istanze che la sindaca Nicoletta Fabio ha saputo raccogliere. Tuttavia, la politica non offre il meglio di sé. Giani tri-fronte, in un continuo – e nemmeno particolarmente richiesto – barcamenarsi, Schlein ambigua come tutto il PD che sembra aver scoperto il mercato. Ma Tajani li supera, risultando indigesto, soprattutto ai suoi. Non è, il Ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia, in un momento di forma smagliante. Tra malumori interni e fronda alla ‘nduja. E queste uscite incongrue, si sarebbe detto. Se l’è presa anche con i dipendenti della Farnesina, roba che al Quai d’Orsay varrebbe una defenestrazione. In Italia c’è un sindacato per tutto e il sindacato dei dipendenti del Ministero non gliel’ha perdonata.
E Giorgia Meloni? Sorveglia, non si intromette, rivendica al momento giusto la stabilità raggiunta dal suo governo. Il risanamento del Monte è merito anche del governo di Centrodestra. E del sapiente Giorgetti. Sì, è anche merito del Centrodestra, in continuità con i governi precedenti, se la banca storicamente del PCI-PDS-DS-PD è tornata in salute.
Il Monte resta molto appetibile ed è confermato dall’interesse per Rocca Salimbeni. Una banca, oggi, completamente risanata, che ha ripagato i suoi debiti e si innesta sulla preesistente rete del Monte, estesa a tutto il Centro Italia. Può tornare? È possibile. Il terzo polo bancario può essere una realtà, con le dovute garanzie per il territorio. I posti e gli sportelli più che il nome. Le alternative sono migliori? Ma, soprattutto, quando ricapita?
E da Firenze come si valuta tutto questo? Non va letta con il consueto provincialismo. Né con disinteresse. Una banca solida è una garanzia per tutto il sistema toscano e, a caduta, anche per quello fiorentino. Più concorrenza e più pluralismo nel credito, per di più in un territorio asfittico e in cronica crisi, possono fare bene. Possono perfino innescare un circuito del credito benefico. Banca significa mutui e credito all’impresa, significa investimenti immobiliari e nell’economia reale. La banca è precondizione allo sviluppo manifatturiero e industriale, l’unico che genera valore. Altro che b&b e bistecchine.
Certo, la città, più Firenzina che Firenze, ha perso la sua Banca. Ha la Fondazione, che lavora in modo egregio. Ma non è lo stesso. La fu Cassa di Risparmio di Firenze, di origine associativa e familiare, consentiva di offrire credito e lavoro qualificato – a Firenze, in Toscana e nelle terre limitrofe di tutto il Centro Italia –, migrato dal 2006 a Milano dopo l’assorbimento in Intesa San Paolo.
Pertanto, progettare e desiderare un terzo polo bancario amplia la concorrenza tanto cara al pensiero liberale e offre ai cittadini e alle imprese una fonte alternativa al duopolio imperante, tutto milanese, di Unicredit e Intesa.
Non è un caso che nella partita di Banca MPS, oltre agli attuali azionisti stabili, avranno un ruolo cruciale i fondi internazionali, e non è un caso che la stampa britannica non si sia espressa negativamente sul progetto di Luigi Lovaglio, che sta dialogando proprio con questi fondi internazionali, senza sottovalutare i non casuali e recenti endorsment ricevuti dal Presidente del Consiglio dalla stampa liberale britannica (The Economist e Financial Times) e statunitense (New York Times). Meloni è economica alla fase attuale, e anche per questo c’è uno spazio per il rilancio del Monte, forse perfino del Centro Italia.
In copertina: Rocca Salimbeni, sede del Monte dei Paschi a Siena (Wikimedia Commons)

