Plures, Fiadel: «Gli utili crescono ma il lavoro resta invisibile. Serve reinvestire sui lavoratori e sui servizi»

PLURES ALIA MULTIUTILITY

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Lettera ai Sindaci di Firenze, Prato e Pistoia: «Il dividendo non può essere l’obiettivo. La multiutility pubblica si misura su qualità occupazionale e servizi».

 

Mentre i bilanci di Plures, la multiutility toscana dei rifiuti (il cui percorso è stato tutt’altro che lineare), segnano utili consistenti e dividendi in crescita per i Comuni soci, nel cuore del sistema c’è un tema che resta ai margini: il lavoro. A sollevare la questione è Fiadel (Federazione Italiana Autonoma Enti Locali), che con una lettera aperta inviata ai Sindaci di Firenze, Prato e Pistoia chiede di «rimettere al centro chi quel valore lo produce ogni giorno».

«Oltre l’86% dei ricavi proviene dalle tariffe corrisposte da cittadini e imprese – si legge nel documento di Fiadel – ma una quota rilevante del valore generato si trasforma in dividendi destinati agli enti soci anziché tradursi immediatamente in riduzioni tariffarie o in investimenti direttamente percepibili dagli utenti».

Per Fiadel la trasformazione in atto è chiara: Plures sta spostando il baricentro «dalla produzione del servizio alla valorizzazione finanziaria del gruppo», con un focus sempre più pronunciato su consolidamento patrimoniale, acquisizioni e, soprattutto, distribuzione di dividendi.

Un modello che, da un punto di vista giuridico, è legittimo. Ma che apre un problema politico e sociale: «Quando una multiutility pubblica diventa una componente strutturale dell’equilibrio finanziario degli enti locali, si crea una tensione tra il cittadino che chiede servizi migliori e costi contenuti, e il Comune azionista che ha bisogno di dividendi per la spesa corrente».

In mezzo, ci sono gli operatori ecologici, gli autisti, i manutentori, gli addetti agli impianti: «Sono loro a garantire quotidianamente la raccolta dei rifiuti, la pulizia delle città e il funzionamento dell’intero ciclo industriale».

La lettera punta il dito anche sull’organizzazione del lavoro. Il contratto di servizio prevede ampi margini a subappalti e affidamenti esterni. Il rischio, sempre per Fiadel, è «che la ricerca dell’efficienza si traduca in una crescente compressione della qualità occupazionale».

Il tema si fa ancora più urgente con il ricambio generazionale: «Nei prossimi anni il settore dovrà affrontare migliaia di pensionamenti. Continuare a considerare il lavoro soltanto come un costo da ottimizzare rischia di produrre una carenza strutturale di competenze», proprio mentre transizione ecologica, economia circolare e digitalizzazione richiederanno «lavoratori più qualificati, non meno lavoratori».

E d’estate la situazione peggiora: con caldo e turismo «il carico di lavoro degli operatori ambientali aumenta sensibilmente. La conseguenza è un progressivo aumento dello stress fisico e psicologico che coinvolge l’intera filiera».

Fiadel non contesta gli utili. Chiede però di decidere dove reinvestirli. «Se il sistema genera risorse sufficienti a distribuire decine di milioni di euro di dividendi, è ragionevole chiedere che una parte di quel valore venga destinata stabilmente al rafforzamento del lavoro, alla formazione professionale, alla sicurezza, al welfare aziendale, all’inserimento dei giovani e alla riduzione della precarietà. Non come concessione paternalistica ma come scelta industriale».

E propone di misurare una multiutility pubblica non solo su utili e dividendi, ma anche su indicatori concreti: «qualità dell’occupazione, sicurezza nei luoghi di lavoro, stabilità contrattuale, riduzione degli infortuni, crescita professionale».

Insomma, bisogna scegliere quale modello. «Un modello nel quale il servizio rifiuti alimenta prevalentemente la crescita patrimoniale e finanziaria della holding, oppure un modello nel quale il valore generato viene redistribuito tra cittadini, territori e lavoratori?», si domanda il sindacato.

«Una multiutility interamente radicata nei servizi pubblici locali non può limitarsi a misurare il proprio successo attraverso il rendimento del capitale. La sua legittimazione economica, sociale e morale dipende dalla capacità di dimostrare che la ricchezza prodotta dal lavoro collettivo ritorna realmente alla collettività sotto forma di servizi migliori, territori più sostenibili e condizioni di lavoro più dignitose. Solo allora – conclude il sindacato – il dividendo potrà essere considerato il risultato finale di un sistema equilibrato e non il suo obiettivo principale».