Ponte da Verrazzano, la sindaca: “È in salute”. Mica tanto: serviranno 7 mesi di lavori e altri 7 milioni. Sabatini: “Manca il progetto esecutivo”

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Nel mirino di Sabatini i circa 7 milioni di euro stimati per gli interventi e la domanda su chi debba sostenerne il costo: “I fiorentini non possono continuare a pagare due volte”

 

Il Ponte da Verrazzano si riconferma il nodo più critico della Linea 3.2.1 della tramvia. Massimo Sabatini, della lista civica Eike Schmidt, contesta la narrazione di una semplice “riqualificazione” del ponte e punta il dito contro tempi, costi, progettazione e verifiche strutturali. “Sul Ponte da Verrazzano la Giunta continua a raccontare una ‘riqualificazione’ fatta di interventi mirati. Ma dalle stesse slides presentate oggi emerge una realtà molto più seria”, sostiene Sabatini, elencando “rinforzi dei tiranti, interventi su soletta e travi, appoggi e giunti, ripristini, impermeabilizzazioni, parapetti e perfino demolizioni, definite solo alla fine ‘piccole’”.

Il problema, secondo il consigliere, è che “tempi, costi effettivi e modalità esecutive di questi interventi” non sarebbero ancora stati chiariti in maniera convincente. E soprattutto resta aperta la questione della sicurezza futura del ponte e delle condizioni con cui la tramvia potrà attraversarlo. Sabatini chiede quindi quale sarà “il livello di sicurezza effettivo” raggiunto al termine dei lavori e chi assumerà formalmente la responsabilità di attestare l’idoneità del Ponte da Verrazzano al “transito ordinario della tramvia nelle condizioni di esercizio previste”. Sul tavolo anche un interrogativo particolarmente delicato: “Oppure la tranvia dovrà attraversarlo a senso alternato?”. Un’ipotesi che, ricorda Sabatini, sarebbe stata esclusa, ma che a suo giudizio non può essere archiviata con semplici rassicurazioni politiche o con formule generiche come “riqualificazione” e “interventi mirati”.

Il consigliere concentra poi le sue critiche sulla cronologia delle verifiche. “Il 9 agosto – ossia appena 3 giorni fa – l’Assessore Giorgio assicurava che i tempi della Linea 3.2.1 erano rispettati e che la fase infrastrutturale sarebbe stata completata entro la fine dell’anno”, afferma Sabatini, sottolineando come nello stesso momento l’assessore spiegasse che gli esiti della relazione Morano sarebbero arrivati soltanto nei giorni successivi. Ora, secondo quanto riferito dal consigliere, emergerebbe la necessità di circa 7 milioni di euro di interventi sul ponte e di circa sette mesi di lavori essenziali. Ed è proprio quel “circa” a diventare uno dei bersagli della contestazione: “Perché ‘CIRCA’?”. Sabatini chiede al Comune di precisare quando inizieranno effettivamente i sette mesi di lavori, cosa comprenderanno e quali passaggi resteranno da completare tra progettazione, verifica, approvazione, eventuali varianti, esecuzione, prove e collaudi.

Ma la domanda politica, secondo l’esponente dell’opposizione, è ancora più a monte: “Com’è possibile che si arrivi nell’agosto 2026 a una VAL4 decisiva sul Ponte da Verrazzano, dopo anni trascorsi fra progettazione, approvazioni e avvio dell’appalto?”. Se il ponte era fin dall’inizio un elemento essenziale del tracciato tranviario, sostiene Sabatini, le verifiche strutturali necessarie avrebbero dovuto essere svolte e aggiornate progressivamente durante gli anni di progettazione. “Perché si arriva soltanto ora a definire interventi che possono incidere in modo sostanziale su costi, tempi e modalità di realizzazione?”, domanda. La critica investe così quello che Sabatini considera un metodo di gestione dei lavori pubblici: “La progettazione viene prima dell’affidamento e l’affidamento viene prima dell’esecuzione: prima si conosce l’opera, si verificano le condizioni tecniche, si definiscono gli interventi e i relativi costi; poi si sceglie chi deve realizzarli; infine si eseguono i lavori”. Secondo il consigliere, nel caso del Ponte da Verrazzano la sequenza si sarebbe invece rovesciata, con una valutazione strutturale decisiva arrivata quando i lavori della linea dovrebbero essere ormai prossimi alla conclusione. “Se questa è una prassi consolidata, è una prassi che va cambiata, non invocata come giustificazione: è un malvezzo contrario alla logica e alla buona amministrazione!”, attacca.

Nel mirino finisce anche la cronologia amministrativa legata al collaudo: Sabatini afferma che nel 2025 il Comune aveva già nominato il collaudatore statico del ponte e che soltanto nel marzo 2026 avrebbe affidato la VAL4 allo stesso professionista, prevedendone poi la rinuncia al collaudo per evitare possibili incompatibilità. “Prima si individua chi dovrà collaudare gli interventi e solo dopo si completa la verifica destinata a stabilire quali interventi siano necessari”, osserva, chiedendo “spiegazioni molto serie”.

A complicare ulteriormente il quadro, secondo il consigliere, ci sarebbero altri due elementi: “il progetto Esecutivo ancora non c’è e la Soprintendenza ancora non è stata coinvolta ufficialmente”, proprio perché l’esecutivo non sarebbe stato ancora predisposto. Il tutto, sottolinea Sabatini, a ridosso della scadenza contrattuale dei lavori, fissata al 31 ottobre: “Oggi ad 80 giorni dalla scadenza dei lavori secondo contratto […] si aprono rischi di ritardo che non mi sembrano adeguatamente stimati”. Per Sabatini, inoltre, la VAL4 non può essere considerata un passaggio secondario. La verifica, ricorda, “serviva proprio a documentare lo stato dell’opera, valutare le azioni da intraprendere e definire gli interventi necessari per il progetto tranviario”. Da qui una considerazione di carattere più generale: se le indagini avessero evidenziato criticità incompatibili con la soluzione progettuale scelta, sarebbe stato necessario interrogarsi anche sulla stessa scelta del tracciato. “È esattamente per questo che le indagini strutturali decisive dovrebbero precedere, e non inseguire, le scelte esecutive”, afferma.

Sabatini allarga quindi il discorso ad altri cantieri fiorentini, citando lo Stadio Franchi e il Ponte Nencioni come esempi, a suo giudizio, di un medesimo schema: “verifiche che arrivano tardi, problemi che emergono con i cantieri già avviati, correzioni in corsa, tempi che si allungano e costi che aumentano”. Una gestione che, secondo il consigliere, finirebbe per scaricare le conseguenze sui cittadini, tra traffico, disagi e attività economiche costrette a sopportare cantieri prolungati, mentre la Giunta continuerebbe a rassicurare sul rispetto del programma. Infine c’è il capitolo economico. Sabatini contesta il fatto che la VAL4 sia stata pagata direttamente dal Comune e sostiene che la relativa determina non chiarirebbe in modo convincente perché una prestazione necessaria a definire gli interventi della tramvia dovesse gravare sul concedente anziché sul concessionario o sul soggetto incaricato dell’ingegneria. Ora, con l’aggiunta dei circa sette milioni di euro di interventi, la domanda diventa inevitabile: “Chi paga? Erano già integralmente previsti? Sono maggiori costi? Sono conseguenza di verifiche tardive o di carenze della progettazione originaria?”. L’opposizione annuncia quindi che non intende fermarsi alle interrogazioni e che chiederà di ricostruire “puntualmente l’origine di ogni maggior costo”, valutando anche il coinvolgimento degli organi di controllo per le spese eventualmente riconducibili, secondo quanto sostiene Sabatini, a “ritardi, omissioni, errori di programmazione o condotte negligenti”. La conclusione è un attacco diretto alla gestione economica e amministrativa della partita tramvia: “I fiorentini non possono continuare a pagare due volte: prima con i disagi dei cantieri e poi con l’aumento dei costi. Il conto non può essere presentato ancora una volta alla città”.

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