Firenze e la guerra agli affitti brevi: quando il confronto lascia spazio alla contrapposizione ideologica
C’è una sottile ma drammatica linea di demarcazione che separa la legittima gestione delle tensioni abitative cittadine da una vera e propria ostilità ideologica, sorda alle ricadute economiche sul territorio. A Firenze questa linea sembra essere stata superata, trasformando il comparto delle locazioni brevi in un “nemico pubblico” da estirpare a colpi di provvedimenti che mettono a dura prova il principio della proprietà privata. A sollevare il velo su una gestione complessa e a tratti surreale da parte di Palazzo Vecchio è il dottor Marco Celani, presidente di AIGAB (Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi), con un’analisi approfondita di una situazione cittadina che rischia di precipitare.
L’AIGAB non si configura come un’associazione politica: il suo scopo è esclusivamente la tutela dei diritti dei proprietari e dei gestori professionali attraverso un dialogo costruttivo con le istituzioni. Un confronto che l’associazione porta avanti in tutta Italia, soprattutto nelle realtà urbane dove la tensione abitativa è più forte. A Firenze, tuttavia, il dialogo con l’attuale amministrazione ha incontrato ostacoli significativi. Nonostante almeno tre incontri formali alla presenza dell’assessore al Turismo Jacopo Vicini e dell’assessore al Lavoro Dario Danti, le posizioni della giunta sono rimaste rigidamente arroccate.
I gestori si sono presentati ai tavoli istituzionali con spirito propositivo, arrivando ad avviare interlocuzioni persino con la CGIL. L’obiettivo illustrato da Celani era chiaro: sottoscrivere un protocollo condiviso sui contratti del personale addetto alle pulizie e al riordino, così da garantire maggiore trasparenza, legalità e tutele contrattuali in un settore che negli ultimi anni ha assunto dimensioni rilevanti. L’intenzione era quella di rafforzare le garanzie per migliaia di lavoratori, costruendo un terreno comune tra imprese, associazioni e sindacati.
È però durante l’ultimo confronto diretto tra il presidente di AIGAB e l’assessore al Lavoro Dario Danti che si sarebbe consumato il momento più delicato. Di fronte alle preoccupazioni espresse da Celani sulle conseguenze occupazionali delle politiche restrittive verso gli affitti brevi, il presidente dell’associazione avrebbe avvertito l’amministrazione che proseguire lungo quella strada avrebbe inevitabilmente comportato una perdita di posti di lavoro.
Secondo il racconto dello stesso Celani, la risposta dell’assessore sarebbe stata immediata: «Ottimo, obiettivo raggiunto». Una replica che, se confermata, assume un significato particolarmente forte proprio perché pronunciata da chi, per delega istituzionale, dovrebbe avere tra le proprie priorità la tutela dell’occupazione cittadina.
Per comprendere la portata del dibattito è necessario osservare i numeri che ruotano attorno al comparto delle locazioni brevi. Non si tratta di una realtà marginale o di una semplice categoria di proprietari immobiliari. Secondo le stime illustrate da Celani, nella sola area fiorentina operano circa 2.000 property manager e tra 5.000 e 6.000 host, tra privati e professionisti, mentre l’indotto complessivo coinvolgerebbe almeno 25.000 persone. Parliamo di una filiera articolata che dà lavoro a migliaia di operatori e che rappresenta una componente significativa dell’economia locale.
Un eventuale ridimensionamento del settore colpirebbe anzitutto il cuore organizzativo della filiera: agenzie, property manager e host professionisti che coordinano personale, servizi e collaborazioni sul territorio. A subire le conseguenze più immediate sarebbero poi gli addetti alle pulizie, gli housekeeper e le cooperative di servizi, ovvero una delle componenti più numerose dell’intero comparto. Non è un dettaglio secondario: proprio questi lavoratori erano al centro del protocollo che AIGAB e organizzazioni sindacali stavano cercando di costruire per migliorare condizioni contrattuali e percorsi di regolarizzazione.
La stretta sulle locazioni brevi non avrebbe effetti limitati ai gestori. L’impatto si estenderebbe rapidamente a una vasta rete di attività economiche che operano quotidianamente attorno al settore dell’ospitalità. Da un lato vi sono gli artigiani e i professionisti della manutenzione: idraulici, elettricisti, falegnami, imbianchini e arredatori d’interni che trovano nelle locazioni brevi una domanda costante di interventi ordinari e straordinari. Dall’altro lato operano i professionisti dell’accoglienza, come concierge, addetti ai check-in, autisti per i transfer e guide turistiche, spesso impegnati attraverso collaborazioni stagionali o flessibili.
La riduzione del settore non riguarderebbe quindi soltanto chi affitta un appartamento, ma un ecosistema produttivo molto più ampio che vive di servizi collegati all’ospitalità. A completare questo quadro vi sono lavanderie industriali, fornitori di biancheria, aziende specializzate in kit di cortesia, installatori di smart lock, fotografi professionisti e agenzie di marketing. Senza dimenticare il mondo della consulenza e della tecnologia, che comprende commercialisti, consulenti fiscali, esperti normativi e sviluppatori di software gestionali dedicati alla compliance e alla gestione delle strutture.
Di fronte a questa fotografia economica, la frase attribuita all’assessore Danti non può essere archiviata come una semplice provocazione o come un incidente verbale. Rappresenta piuttosto il simbolo di un confronto che rischia di trasformarsi in uno scontro ideologico, dove la complessità dei fenomeni economici viene sacrificata alla ricerca di soluzioni drastiche. Trovare un equilibrio tra il diritto alla casa, la tutela della residenzialità e lo sviluppo turistico è una responsabilità che ogni amministrazione deve assumersi. Nessuno mette in discussione la necessità di affrontare le criticità del mercato immobiliare. Tuttavia, qualsiasi scelta dovrebbe essere accompagnata da una valutazione rigorosa degli effetti che produce sul lavoro e sul tessuto produttivo della città.
Esultare per la contrazione di un settore economico significa inevitabilmente dimenticare le migliaia di persone che da quella filiera traggono il proprio reddito: collaboratori domestici, artigiani, professionisti, piccoli imprenditori e lavoratori autonomi. Per questo il dibattito sulle locazioni brevi dovrebbe tornare a fondarsi sui dati, sull’analisi economica e sul confronto con le categorie coinvolte. Perché la vera sfida non è eliminare un comparto, ma governarne le criticità senza trasformare una questione abitativa in una nuova emergenza occupazionale.
