Tari: i documenti di Ato Toscana Centro confermano le criticità della Multiutility

Alia Plures getta via pregiudizi

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Palagi (Sinistra Progetto Comune): «Molte sono le contestazioni mosse ad Alia – Plures: come fa l’assessore con la delega alle partecipate che va tutto bene così?»

 

«Il 27 gennaio 2026, con la nota protocollo 231, Ato Toscana Centro ha contestato a Plures la violazione dell’articolo 37 del contratto di servizio per il mancato invio dei dati necessari a calcolare la tariffa, diffidandola ad adempiere entro dieci giorni. Non un sollecito: una contestazione formale di inadempimento rivolta al proprio concessionario», afferma il consigliere Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune), che spiega: «Lo si legge nell’allegato di duecentoventicinque pagine alla proposta tariffaria approvata il 23 luglio, caricato sul sito dell’autorità e aggiornato il 6 agosto, insieme a tutto quello che segue».

«Il 16 giugno, in Commissione controllo, la presidenza e la direzione di Ato ci avevano già detto che il gestore non trasmetteva tutta la documentazione richiesta. Ora quell’elenco è scritto, e ha nomi precisi: a istruttoria chiusa mancavano ancora i dati tecnici a sostegno del coefficiente che a Firenze vale il 4,43% di aumento, il libro dei beni ammortizzabili su cui si calcolano venti milioni fra ammortamenti e remunerazione del capitale, i database di mezzi, attrezzature e personale, la relazione sugli scostamenti di costo fra il 2024 e il 2025, e la valutazione di congruità delle transazioni fra società dello stesso gruppo».

«Quest’ultimo documento è quello che dirà quanta Tari pagherà i servizi riaddebitati dalla holding una volta conferito il ramo rifiuti nella nuova società: l’accordo sindacale del 29 luglio ne prevede la costituzione entro l’anno, e la verifica che ne misura l’impatto tariffario non ci risulta sia ancora pubblica», ricorda Palagi.

«Negli stessi allegati – prosegue Palagi – c’è una relazione tecnica che l’autorità ha commissionato a un professionista esterno. Descrive un modus operandi del Gestore che tende a traslare sulla Tari oneri che non dovrebbero gravarvi, come consulenze societarie, comunicazione istituzionale, servizi comuni della multiutility, e a comprimere la verificabilità sostanziale di alcune poste attraverso una contabilità separata dichiarata ma non riscontrabile, con omissione di ammortamenti e costi indiretti».

Sul piano degli investimenti 2026-2029 «la conclusione è che non risulta valutabile e pertanto non validabile, perché conteneva esclusivamente dati aggregati per macrocategorie, privi di qualsivoglia possibilità di riscontro analitico».

«E poi c’è il passaggio che smonta la spiegazione con cui gli aumenti vengono di solito accompagnati: non appare ad oggi configurabile un deficit strutturale della concessione. Gli scostamenti accertati hanno prevalentemente natura endogena, cioè dipendono da scelte del gestore, compreso l’incremento dei costi di struttura riconducibili a scelte organizzative e societarie del Gestore, inclusa la dinamica di consolidamento della multiutility».

«Le misure indicate non sono nuovi ricavi: sono efficientamento, rimodulazione e una adeguata riduzione del piano investimenti».

«Il gestore ha intanto impugnato davanti al Tribunale amministrativo i criteri con cui l’autorità stabilisce quanta parte dei ricavi da vendita dei materiali torni all’utenza, e con motivi aggiunti del 26 gennaio 2026 anche la revisione del piano 2025. Il comitato tecnico che gestisce il contratto, riunito il 20 aprile, ha preso atto che le soluzioni dell’autorità sono tecnicamente corrette e in linea con le norme Arera. Su questo il Comune, socio dell’autorità e primo azionista del gestore, non ha mai detto pubblicamente da che parte sta».

«I numeri di Firenze dicono il resto – continua Palagi -. Il conto approvato dal Consiglio comunale il 28 luglio è di 135,8 milioni di euro, cresciuti del 6,71%, cioè del massimo che il metodo consente, con un costo unitario del servizio di 58 centesimi al chilo contro un parametro di riferimento di 42,8: oltre un terzo in più. La voce che cresce di più è la gestione delle tariffe e dei rapporti con l’utenza, da 4,98 a 6,02 milioni in un anno, più 20%, ed è esattamente la funzione che l’organigramma dello scorporo lascia in capo alla holding».

«Nella stessa seduta del 23 luglio, cinque giorni prima del voto in Consiglio, l’assemblea dei sindaci ha scelto di ricostruire il termovalorizzatore di Montale raddoppiandone la capacità fino a centomila tonnellate l’anno, con Firenze presente e votante. Il documento su cui ha deciso confronta le due opzioni con una scala di segni più e meno, ma non contiene il costo dell’opera, che una tabella sulle tecnologie colloca fra i novanta e i centotrenta milioni per un impianto tipo; per costruirla si indica la finanza di progetto, cioè un privato che anticipa e rientra dalla tariffa per vent’anni o più; e per Montale, Agliana e Montemurlo si prevedono traffico raddoppiato, con in cambio un aumento dell’indennità per il disagio ambientale».

«L’autorità non è rimasta inerte: contesta, diffida, esclude costi, non valida il piano, e in commissione risponde alle domande. Il problema è un altro, ed è politico. Di questo conflitto, di una contestazione contrattuale al gestore, di un piano investimenti bocciato, di una scelta impiantistica da oltre cento milioni, il Comune di Firenze, socio dell’autorità con la quota più alta, titolare della sua presidenza e primo azionista del gestore, non ha mai portato una posizione in Consiglio comunale, anzi l’assessore con la delega alle partecipate appare sempre irritato dal fatto che ci interessiamo di questi temi».

«Per questo depositiamo tre atti: un’interrogazione sulla contestazione dell’articolo 37 e sui documenti mai consegnati, una sulla componente di sharing e sulla sua restituzione alle utenze, insieme a una mozione di indirizzo sul Piano d’Ambito», conclude Palagi.