Tre anni senza verità: il dolore della madre di Kata riaccende i riflettori su una scomparsa ancora irrisolta e sulle responsabilità istituzionali che precedettero la tragedia
Sono passati esattamente tre anni da quel maledetto 10 giugno 2023, il giorno in cui si sono perse le tracce di Kataleya Alvarez, per tutti semplicemente Kata. Aveva solo cinque anni quando è svanita nel nulla, inghiottita dal degrado e dall’illegalità dell’ex Hotel Astor. Quest’anno, la madre Katherine si trova fuori Firenze per motivi personali e, vista la sua assenza, anche l’Associazione Penelope (l’associazione nazionale delle persone scomparse) non terrà alcuna commemorazione ufficiale. Nonostante questo, la mamma di Kata ha comunque voluto diffondere un videomessaggio intriso di un dolore immutato, ma sorretto da una incrollabile speranza:
“Sono passati tre anni dalla scomparsa di mia figlia Kataleia, e sono qua nuovamente facendo questo appello con la speranza di sapere la verità, di dire a lei e a tutti voi che non ho perso la speranza, che continuerò a lottare fino a prova contraria. Credo molto che la verità si saprà prima o poi. Ho la fede di che Dio faccia un miracolo e che in qualche momento le persone che stanno con lei o che sanno o che hanno visto, possano parlare con la verità.”
La voce spezzata di una madre rompe il silenzio su una vicenda che unisce l’orrore della scomparsa di una bambina alla cronaca di un dramma ampiamente annunciato, dove le colpe istituzionali, la cecità ideologica e le omissioni politiche pesano come macigni. La parabola dell’ex Hotel Astor, in via Maragliano, comincia nel settembre del 2022. Una struttura alberghiera dismessa che viene occupata stabilmente da circa 70 persone, per la maggior parte famiglie con numerosi minori a carico.
Un’operazione ben pianificata dal Movimento Lotta per la Casa – i cui vertici, come emerso dalle cronache giudiziarie di questi giorni, sono stati rinviati a giudizio per quella occupazione (due rappresentanti andranno a processo, mentre per una terza esponente il reato è stato estinto a causa del decesso). Quella che da una certa parte politica – in primis dall’estrema sinistra – e dai movimenti di lotta per la casa veniva sbandierata come un’azione sociale lecita, giustificata dallo “stato di bisogno”, si è tramutata rapidamente in una terra di nessuno.
Gli occupanti sono stati infilati lì dentro e poi, di fatto, lasciati a se stessi. In quel perimetro sottratto al controllo dello Stato hanno progressivamente preso il sopravvento dinamiche criminali feroci. Il racket delle stanze, ovvero un sistema parallelo e spietato di compravendita, con minacce e affitti abusivi dei posti letto gestito da clan interni. Spaccio e microcriminalità, con l’edificio che si è trasformato in una centrale di traffici illeciti nel cuore del quartiere. Violenza quotidiana, con risse continue, colpi di arma da fuoco e tensioni che esasperavano i residenti della zona, autori di esposti e lamentele rimaste a lungo inascoltate.
Il culmine di questa escalation si è registrato il 29 maggio 2023, quando un uomo è volato da una finestra della struttura nel disperato tentativo di sfuggire a un inseguimento e a un pestaggio da parte di una fazione rivale. Un segnale d’allarme drammatico, l’ennesimo, che avrebbe dovuto imporre un intervento immediato.
Ma il vero e proprio spartiacque politico e morale di questa tragedia si consuma venticinque giorni prima della scomparsa di Kata, precisamente il 15 maggio 2023. Durante una seduta del Consiglio Comunale, la Presidente della Commissione Politiche Sociali, Mimma Dardano (all’epoca in forza a Italia Viva, nella stessa maggioranza), solleva formalmente il velo sulla drammatica condizione dei minori all’interno dell’Astor. La sua domanda all’allora Assessora al Welfare, Sara Funaro, è un atto d’accusa anticipato: “Come si può procedere per mettere in sicurezza i minori presenti (circa 60)? Ci sono segnalazioni, anche fotografiche che Le ho messo agli atti, di accattonaggio e ricerca del cibo nei negozi vicini. I minorenni hanno diritto a vivere l’infanzia, è nostro dovere che, se uno si è beccato i genitori che ha, noi dobbiamo offrirgli qualcosa di diverso.”
La risposta dell’amministrazione comunale, riletta oggi, risuona come un triste e agghiacciante presagio. Un manifesto di burocrazia difensiva e di manifesta inerzia: “Noi non abbiamo il potere di verificare la situazione dentro le occupazioni e di potere entrare. Se ci sono segnalazioni questo ci permette di fare un iter di monitoraggio. I nostri servizi sociali sono stati sempre molto attenti e continueranno ad esserlo.” Ci si è trincerati dietro la mancanza di un decreto di sequestro preventivo della magistratura, dietro i limiti dell’intervento in flagranza e la carenza di personale, parlando di un “monitoraggio” smentito dalla realtà dei fatti. Si è preferito minimizzare e prendere la situazione sottogamba, tollerando che decine di bambini vivessero in condizioni igieniche disumane e venissero mandati a mendicare per le strade del quartiere. La tutela dell’infanzia avrebbe dovuto imporre azioni immediate e dolorose, persino l’allontanamento dei minori dai contesti degradati.
La dimostrazione che le soluzioni esistevano è arrivata solo a tragedia consumata: una settimana dopo la sparizione di Kata, l’immobile è stato sgomberato e l’amministrazione ha trovato una sistemazione alternativa per tutti i presenti nel giro di poche ore. Un tempismo drammatico che aumenta il peso della responsabilità collettiva.Poi, è arrivato il 10 giugno 2023. Kata che gioca nel cortile, l’inquadratura di una telecamera externa che ne cattura gli ultimi istanti, e poi il buio. Una bambina di cinque anni evaporata nel nulla in pieno giorno.
Ciò che è accaduto dopo appartiene alla cronaca di una reazione tardiva: i maxi-sgomberi, le perquisizioni a tappeto anche nelle intercapedini e nelle condotte dell’ex hotel, i test del DNA su tutti gli occupanti, le rogatorie internazionali e le complesse inchieste della Procura orientate sulla pista del sequestro di persona per ritorsione nell’ambito del racket degli alloggi. Un imponente dispiegamento di forze e indagini che, purtroppo, non ha portato a nulla. Oggi, 10 giugno 2026, l’ex Hotel Astor è vuoto, ma il fantasma di quella dolorosa inerzia istituzionale aleggia ancora tra le sue mura. Resta il volto di Kata, una ferita aperta per la città di Firenze e la certezza che, prima ancora di essere rapita da una mano criminale, sia stata abbandonata dallo Stato.

