FOCUS LFCV | Pauer Off: sempre meno posti auto a Firenze, ma per il maxi garage si fa un’eccezione

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Quer pasticciaccio brutto de via Romana (l’ubicazione sembra scelta apposta per richiamare l’opera di Gadda) è stato portato alla luce nientepopodimeno che dal consigliere Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune (1) e da Repubblica Firenze (2).

Non si tratta dei lati oscuri della “moralizzazione dell’Urbe” promossa a suo tempo da Benito Mussolini, ma semmai del traviamento dell’ex capitale medicea: la febbre della riconversione al lusso ha colpito anche la seicentesca dimora di Palazzo Pauer, a due passi dal Giardino di Boboli. SPC ha depositato a tal proposito due interrogazioni circa la comparsa “improvvisa” di un «maxi garage» da 350 m² dove avrebbe dovuto sorgere un banale percorso ipogeo da 61, un cambiamento che ha richiesto l’avvio di delicatissimi scavi a micropali a ridosso di un edificio storico e senza, peraltro, nemmeno l’autorizzazione della Soprintendenza; a ciò si accompagna la costruzione di una piscina condominiale da 160 m² adiacente alla Limonaia (3), parallelamente al dimezzamento degli appartamenti previsti, da 16 diventati 7 e ora “risaliti” a 8 (4).

Tutto è partito alla fine dell’ormai lontano 2021, coi 4.500.000€ con cui la società dal nome ignoto che si aggiudicò all’asta Palazzo Pauer in dismissione dalla Fondazione Roberto Longhi. Fin da subito, circola ancora in Rete l’articolo del Corriere Fiorentino dell’epoca (5), sorsero dubbi e timori per il profilarsi dell’«ennesimo caso di speculazione e rendita legata al turismo e alla ricettività». Dubbi e timori che, a differenza delle tempistiche fin troppo ottimiste sulla durata dei lavori di restaurazione («almeno 2 anni»: ne sono passati quattro e mezzo e ancora c’è da cominciare), la realtà ha purtroppo confermato in pieno.

Non può passare inosservato, infatti, il dettaglio dell’ingresso, nella Palazzo Pauer SRL, dell’imprenditore singaporiano Anil Thadani, già a capo della Liaigre Hospitality Ventures Limited coinvolta nell’analoga trasformazione che cerca di imporre all’ex ospedale militare di San Gallo (6).

Sembra però che, nel caso di Palazzo Pauer, il “giochino” si sia in qualche modo rotto: forse per un passo più lungo della gamba, la struttura denominata La Zagara, comprendente la suddetta piscina adiacente alla Limonaia, è stata almeno temporaneamente bocciata dalla Soprintendenza, opportunamente interpellata da apposite interrogazioni di Firenze Democratica (7). Sono state infatti imposte rigorose prescrizioni di carattere estetico per la piscina, mentre l’ente ha dichiarato, a mezzo di un atto datato 19 dicembre 2025, che non verrà concesso alcun via libera fino al termine di un’istruttoria congiunta e concertata con la Direzione del Giardino di Boboli onde scongiurare danni strutturali al complesso UNESCO.

Tale essendo, non trascurabile è il pericolo delle conseguenze derivanti da eventuali sanzioni: dalla sospensione immediata dei lavori al reato di danneggiamento del patrimonio archeologico o monumentale (l’art. 160 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio stipula sanzioni penali «pari al valore della cosa perduta o alla diminuzione di valore subita» e l’effettuazione dei lavori di ripristino e riparazione da parte dei responsabili a proprie spese [8]), passando per un rischio comunque importante per la reputazione agli occhi dell’UNESCO stessa, che non sarebbe solo “morale” ma sancirebbe un intervento assertivo da parte del Ministero della Cultura affinché Firenze non venga inclusa nella lista dei «siti in pericolo», cosa che comunque, a causa della giunta Funaro (non particolarmente simpatica al ministro Giuli, sia detto tra parentesi), sarebbe già dovuta avvenire da tempo dal momento che oggettivamente già è un «sito in pericolo».

 

NOTE