Si deve e si può agire per il Bene. E combattere il Male. Che si sostanzia in azioni meschine, prevaricazioni, piccole ruberie, disattenzioni più o meno casuali, business non proprio leciti, menefreghismi. Nonostante tutto, c’è chi lo fa. C’è chi si oppone alle speculazioni immobiliari e, nell’opporvisi, fa il bene della comunità (che difficilmente lo riconosce, ma è un’altra storia). C’è chi si mette in mezzo e, domanda dopo domanda, fa andare in confusione i potenziali truffatori. C’è chi riesce a mettere in evidenza le storture delle grandi organizzazioni, Allianz e non solo – che potrebbe cogliere l’occasione per migliorarsi -, e mette in luce il comportamento poco professionale di alcuni professionisti, siano essi geometri, consulenti o avvocati (e relativi albi). C’è chi si domanda a cosa è dovuto l’interesse di Fises per Barberino Tavarnelle e a quanto ammontino i finanziamenti di Chiantibanca. C’è chi prova a evitare la deindustrializzazione, inchiodando Tim alle sue responsabilità. C’è chi scrive la verità sull’operazione multiutility, denuncia l’assenza del segretario comunale e svela il mistero buffo dei 13,5 milioni. C’è chi non china il capo, nemmeno di fronte al fantomatico grande progetto. E c’è chi ha fatto e fa denunce, a tutti gli organi competenti. tanto tempo i Tarchiani difendono il diritto a esistere e lavorare nel territorio di Barberino Tavarnelle e, facendolo, difendono anche la comunità. Già, la comunità. La gente ha bisogno di credere ai sogni e di appartenere a qualcosa. Comprensibilmente. Ma il grande progetto non c’è. E loro, su queste colonne, lo demistificano: perché i soldi per il grande progetto, con il quale vengono irretite le anime di molti, non ci sono. Insomma, 10, 100, 1000 Tarchiani! Se facciamo tutti come loro, alla fine funziona.
