La resa definitiva dello spazio pubblico nella triste Firenze dell’era Funaro

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Lo spazio pubblico si definisce per una cosa sola: che tutti possano usarlo. Quando smette di essere fruibile, smette di essere pubblico. È esattamente ciò che sta accadendo ai giardini e alle piazze di Firenze 

 

Provate a portarci un bambino, in Piazza Indipendenza, una mattina d’estate. Provate a sedervi su una panchina, a stendere un telo sul prato, a usarla come un giardino pubblico si dovrebbe usare. Ve ne andrete subito. Il prato è bruciato e occupato da giacigli, le panchine sono diventati posti letto per disperati. La piazza c’è ancora, formalmente. Ma nel senso che conta — quello dell’uso — non esiste più. L’abbandono e il degrado dilaganti consegnano di fatto questo luogo a un uso che ne esclude tutti gli altri.

Non è solo Piazza Indipendenza, è una vera e propria geografia che interessa ogni giardino pubblico fiorentino. Lo stesso meccanismo — abbandono, perdita di fruibilità, si ripete identico in Piazza Edison, sotto i portici cinquecenteschi della SS. Annunziata, sotto le colonnate di Piazza Libertà e di Piazza della Repubblica, in ogni angolo del Parterre, tutti luoghi ridotti a rifugio diurno e notturno di disperati. Piazza dopo piazza, Firenze sta perdendo i suoi spazi pubblici senza che nessuno ne dichiari ufficialmente la chiusura.

Chi risponde del fatto che una piazza monumentale, nel cuore di una città che si dichiara “plurale e accogliente”, non è più una piazza? Perché lo spazio pubblico è stato lasciato decadere fino a non essere più, in alcun senso pratico, pubblico?

Foto: Facebook