La FLMU-CUB denuncia: seconda lettera di licenziamento a distanza di 3 mesi. «Accanimento contro chi tutela i lavoratori. È un tentativo di impedire l’azione sindacale».
Un caso che rischia di diventare un precedente. La TIM ha inviato una nuova lettera di licenziamento a Simone Vivoli, Segretario Nazionale della FLMU-CUB, già licenziato lo scorso 13 maggio. A denunciarlo è lo stesso sindacato di base con un comunicato stampa diffuso l’11 agosto.
I fatti contestati. Nel “primo” licenziamento TIM aveva fatto leva su 8 comunicazioni email, attraverso la posta aziendale, in vari mesi, a sostegno di azioni legali di ex dipendenti contro l’azienda.
Adesso, a distanza di oltre 2 mesi e mezzo dal licenziamento, quando il lavoratore non ha più accesso alla posta elettronica, TIM contesta nuovamente lo stesso comportamento. Ma questa volta per un periodo di un anno intero e con «accesso diretto alla posta del lavoratore».
«Un accanimento», lo definisce la FLMU-CUB, perché finalizzato ad impedire l’azione sindacale a tutela dei lavoratori TIM e FIBERCOP che si stanno rivolgendo al sindacato di base per recuperare diritti e quote di salario.
Secondo la FLMU-CUB non ci sarebbe stato alcun danno alla produzione da parte del segretario nazionale. Vivoli non avrebbe sottratto tempo all’attività lavorativa e le email contestate non avrebbero rapporto con le mansioni svolte in TIM.
«Tutte argomentazioni sostenute dal lavoratore in sede di giustificazioni scritte», si legge nella nota. La nuova lettera di licenziamento avrà effetto solo se la magistratura del lavoro dovesse ritenere illegittimo il primo licenziamento e ordinare il reintegro.
«È evidente che TIM non vuole il sindacalista in azienda, e sta tentando di tutto e di più per non farlo rientrare», attacca il sindacato.
La FLMU-CUB, unitamente a Snater, Cobas e Cisal Comunicazioni, annuncia nuove iniziative sindacali e legali nelle prossime settimane per ottenere il reintegro di Simone Vivoli.
«Proseguiremo per ottenere il reintegro al lavoro e invitiamo tutti alla partecipazione», conclude la nota.

