Nonostante, a sentir La Repubblica Firenze, Corriere Fiorentino e La Nazione Firenze, la morsa del caldo dovrebbe finalmente allentarsi, dopo «42 notti tropicali», con 14 giorni di allerta rossa e temporali in arrivo, esso non ha smesso di mietere vittime: è toccato, lo si apprende dal primo, a un cuoco 50enne di Forte dei Marmi, morto all’ospedale Versilia dopo un malore, «probabilmente un colpo di calore», accusato a fine turno. Ma anche qui da noi il secondo dà notizia dei numerosi mancamenti occorsi nei «musei-forno», dalle temperature a 37 gradi nelle sale con le finestre aperte e 30 nelle teche, rischio enorme per opere che mal ne sopportano di superiori a 21. Da Casa Buonarroti al Bargello si dice addirittura che svenimenti et similia siano «quotidiani». La presidentessa della fondazione sovrintendente al primo sostiene, a giusta ragione, che «qualcosa va fatto». Sì, ma cosa e quando? È lo stesso quesito che peraltro si stanno ponendo le ditte incaricate del rifacimento del Ponte da Verrazzano: adesso si scopre che vanno rifatte pure le terrazzine laterali, senza che null’altro si sappia. Quanto staranno aperti i cantieri? Di quale tipo saranno le lavorazioni? Che impatti avranno sulla tranvia? E le garanzie di durata? Dubbi, questi, sintetizzati dalle sezioni nostrane di Repubblica, Nazione e Tirreno, e che attanagliano non solo i tecnici, ma anche i negozianti, i quali, ai microfoni della seconda, si confessano apertamente «allo stremo». Nessuno crede più alle promesse del Comune, un’anziana «non riesce più a fare la spesa perché le hanno spostato la palina», per un’altra residente impera la rassegnazione di fronte alla cialtroneria dei «lavori fatti tutti assieme», persino un ristoratore pro-tranvia ammette che «il problema è adesso». Il Ponte Nencioni? Unanimemente bocciato come «insufficiente», sicuramente per poter reggere tutti insieme un altro anno. Chi invece non si è rassegnato, e a Gavinana dovrebbero prendere esempio, sono i lavoratori di Peretola, che hanno inteso come l’arma per farsi ascoltare, ed eventualmente vincere, è e può essere solo la lotta: il 13 settembre, annuncia sempre La Nazione Firenze, scenderanno in sciopero per quattro ore sotto le bandiere dell’USB, nel quadro di una vertenza che riguarda tra i 700 e gli 800 loro colleghi per una maggior tutela di salute e sicurezza e chiamando in causa Toscana Aeroporti, GH Toscana e Consulta. Si mobilitano anche cittadini e membri del Comitato Salviamo Firenze contro la cementificazione delle ex OGR, con un’iniziativa anch’essa in programma per settembre, ma una settimana prima degli aeroportuali, il 5 con «banchetti e incontri», il 16 con una «camminata e “biciclettata” intorno agli stabilimenti e alle pertinenze immerse nel verde lungo le Cascine». Netta è per loro la distinzione tra informare e partecipare: sono mancati, ribadiscono, «spazi decisionali sul futuro dell’area». Di ciò informano, rispettivamente, La Nazione Firenze e Il Tirreno Firenze. Torna a farsi sentire, da ultimo, il nodo scuola, percepito bilateralmente sia dai genitori, che si accalcano nelle librerie e nelle cartolerie alla ricerca di offerte e buoni sconto per risparmiare su materiale e cancelleria per l’anno scolastico che inizierà tra un mese, sia dai docenti, presi nei dilemmi dei rinnovi contrattuali, delle assunzioni insufficienti e della “concorrenza” dei sempre più numerosi insegnanti di sostegno (La Repubblica Firenze). A far da cornice, la preoccupante inchiesta del CNR-IFC, ripresa dal Tirreno Firenze, sulla «generazione maranza»: nel 2025, si legge, il 43.4% dei ragazzi in tutta Italia, maschi e femmine, tra i 15 e i 19 anni, ammette di aver commesso o subito crimini violenti come risse, singole o di gruppo, pestaggi, anche ai danni dei professori, o minacce a mano armata. In Toscana è il 38.4% ad aver preso parte a scazzottate, di cui il 3.3% ha aggredito un docente, il 12.2% si è unito a rese di conti tra bande, il 4.7% ha mandato all’ospedale la propria vittima, il 3.3% ha estorto qualcosa a mezzo arma, il 7.1% ha danneggiato beni pubblici o privati di proposito e il 12% ha assistito a una scena di violenza filmata dal cellulare. Fatti ricollegati perlopiù alle fragilità emotive, relazionali e familiari, ma con una scuola sempre più precaria e decadente questi fenomeni non potranno che moltiplicarsi. (JCM)


