Viva la politica che non va in vacanza! Viva Dmitrij Palagi che si limita a 4-5 comunicati al giorno! È un’estate precaria. E non tanti possono realmente staccare. È, questo modo sano di fare politica, un segno di tangibile attenzione, di amore, per chi è ai margini, per chi lavora – al caldo – e fa la fame, a differenza di chi tanto si riempie la bocca e quaglia poco. Fatelo, una tantum, un giro in via Canova, all’Esselunga e al suo bar che sembra un acquario di solitudini, o nella piastra rovente di Novoli! O prendete un treno alle 7 la mattina: ci sono solo immigrati che vanno a lavorare, non a spacciare, altro che remigrazione! Viva Salviamo Firenze e la sua cellula di urbanisti, competenza e rettitudine che fanno impallidire la povera Biti! Viva il buon Simone Scavullo, perché la natura e gli animali sono segni delle perfezioni invisibili di Dio! Viva chi non molla la presa su Plures! E qui il protagonista assoluto è Paolo Bambagioni, perché il conto arriva presto e sarà salato. E la scelta di allargare da Firenze ad altri territori, in barba al refrain sul modello fiorentinocentrico, sarà vincente (viva Targettopoli!). Viva Abusivismo e Degrado Firenze, viva chi incalza il potere, viva chi non scompare e viva soprattutto chi non sbandiera le sue vacanze! Viva il Tarchiani! E, diciamolo, viva anche chi scrive e chi legge! Chi fa inchiesta, comunque e sempre. Noi faremo così, ringraziando i nostri venticinque (mila) lettori. Ps: buone ferie di Augusto, anzi buona Assunzione della Vergine anche agli uomini di Comunione e Liberazione a capo del Monte del Signore schiacciati sui senza Dio, buona Assunzione all’avv. Frittelli (e alla consorte Gabriella, che, ci dicono, se non ascesa almeno salita di grado recentemente) e a un altro che minaccia azioni legali contro tutti, Pierguidi. Auguri anche al popolino bove, ai furbetti e ai menefreghisti, agli umpalumpa che saltellavano sul nuovo ponte Nencioni (lode a te, Massimo Sabatini!). Anche al nostro assessor bifronte Andrew George e anche a Funaro, che, ci dicono, essere di riviera (Sara, sai dov’è Kata?).

