Insieme alla nostra, è solo la voce di Katherine Álvarez a levarsi per spronare alla ripresa e alla continuazione delle indagini sulla scomparsa della piccola Kata: solo le sezioni nostrane di Repubblica e Nazione hanno però rilanciato il suo invito a estenderle al di fuori della sua cerchia familiare, rivelando che le furono offerti dei soldi (accompagnati, però, anche da minacce) per andarsene dall’ex Astor e ipotizzando che «l’ordine» di rapire sua figlia possa essere provenuto «dall’esterno». Si riaccende la bufera anche su Sollicciano, laddove il sottosegretario alla Giustizia e senatore di FdI, Alberto Balboni, ha annunciato un ricorso contro il diniego al dissequestro delle sezioni, asserendo che il sequestro rallenterebbe, paradossalmente, i lavori di riqualificazione della struttura, ancora non partiti nonostante i fondi, ammontanti a 9 milioni di euro, siano già stati stanziati. Insorge AVS, che accusa il senatore di nutrire «una visione securitaria e disumana del sistema penitenziario», non si capisce però con quale attinenza, almeno a desumere dall’articolo de La Nazione Firenze, unica ad aver riportato le dichiarazioni dell’ex sindaco sestese Lorenzo Falchi seppure su La Repubblica Firenze e sul Corriere Fiorentino si possano del pari leggere i medesimi aggiornamenti. Analogamente, è fermo anche il recupero dell’ex scuola Alberti, ormai diventata l’ennesimo emblema dell’abbandono e del degrado che sta inghiottendo tutta la città; secondo la stessa fonte, gli investitori sono ancora «in attesa di lavorare alla riqualificazione» perché «manca il permesso a costruire», mentre il Comune spiega di aver chiesto le «integrazioni necessarie». Tarda, del pari, la costruzione delle nuove case popolari in via Pertini, il che pone «a rischio» i fondi del PNRR indispensabili ai lavori, con gli esponenti di Sinistra per Calenzano, maggioranza, a ricordare come già nel 2021 avessero voluto optare per un «progetto alternativo», evidentemente inascoltati dalla Metrocittà e dall’amministrazione locale. A Prato slitta pure l’assemblea dei soci per il rinnovo del CdA di Plures, in quella che per la sezione locale della Nazione è una «strategia di Biffoni». Allo stesso modo, torniamo alla sezione fiorentina, vengono rallentati anche i vigili del fuoco in via dell’Ariento, intervenuti per la caduta di un cornicione, un anno dopo un «caso analogo», per colpa dei banchi del mercato di San Lorenzo. Per contro, «Si riparte» è l’enfaticamente ironico titolo dedicato a Ponte al Pino: oggi le celebrazioni ufficiali di regime per celebrarne la “riapertura”, in realtà solo parziale, con la passerella che verrà smontata solo a novembre. Al netto degli slogan dell’assessore Giorgio, scopiazzati, pure nella loro falsità, da George W. Bush sulla «missione compiuta», il cantiere è tutt’altro che tale. Già gli autobus potranno tornare a circolare solo tra quattro giorni, mentre la viabilità resta stravolta, e si naviga ancora nel buio relativamente al Ponte da Verrazzano, ai tempi e ai costi di una ristrutturazione per cui ancora manca il piano, come fatto notare dal consigliere Sabatini (Lista Schmidt); la giunta, invece, vuole «andare spedita». Questo senza contare, come invece ha fatto La Repubblica Firenze, gli alberi da abbattere, un saldo che in viale dei Mille si ammette già configurarsi come «negativo» tra disboscamenti e nuove piantumazioni, esattamente come negative sono le previsioni del Corriere Fiorentino per la viabilità su via Mannelli ora che le scuole ricominciano, tra «viali congestionati dai lavori del tram» e «segnaletica e tempi semaforici da rivedere». Proprio qui, infatti, è appena nato un comitato cittadino, il quale si farà «portavoce dei disagi» alla prossima riunione del Q2, come annuncia, ripreso da La Nazione Firenze. Gli effetti dell’ecocidio funariano si fanno ugualmente sentire in via Bolognese, la cui caratteristica collina, si apprende dal Corriere Fiorentino, è stata sfigurata da un massiccio taglio di olivi effettuato in agosto senza chiedere alcuna autorizzazione. Vicino a piazza Meyer, invece, per il crollo pur parziale di un muro è bastata la pioggia di ieri (La Nazione Firenze). Non che l’economia cittadina sia tanto più solida: per effetto anche dei sempre più numerosi acquisti online, la città ha perso in sei anni, dal 2019 al 2025, ben 1.203 attività, il 17.7%, secondo dati della Confesercenti anch’essi menzionati dal quotidiano di Agnese Pini, il quale contestualmente informa dell’avvio di una raccolta firme per una «legge sulla rigenerazione urbana». In tutto ciò, l’ex sindaco Dario Nardella, un tempo anch’egli fautore di limitazioni agli affitti brevi e pur sostenendo tutt’ora il piano europeo ad esse propedeutico, si è improvvisamente riscoperto difensore dell’ASP Montedomini in quanto «il turismo serviva a fare cassa» (Il Tirreno Firenze) e «tutte le ASP devono poter fare reddito» (Corriere Fiorentino). Se questa è la sinistra, mancante di coerenza logica oltre che di principi, la Sassonia-Anhalt ci si avvicinerà sempre di più. Auspicabilmente. (JCM)
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