L’Odissea ambientale in Toscana e Penelope che fa e disfa… il piano rifiuti

Un presidio anti Keu dopo la scoperta dei rifiuti tossici sulla nuova strada 429. Tommaso Gasperini Fotocronache Germogli

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Tra sirene della sostenibilità e ciclopi delle promesse la Toscana affronta un viaggio infinito tra inquinamento e bonifiche rinviate senza approdo.

 

di Marcello Bartoli (Toscana Chianti Ambiente)

Se Omero fosse vissuto oggi probabilmente non avrebbe ambientato l’Odissea nel Mediterraneo orientale, ma in Toscana. Ulisse non sarebbe partito da Troia su una nave a remi ma avrebbe imboccato la Fi-Pi-Li, rimanendo immediatamente bloccato nel traffico. Da quel momento il viaggio verso Itaca sarebbe diventato un interminabile pellegrinaggio tra discariche, inceneritori, falde contaminate e conferenze dei servizi.

Il nostro Ulisse potrebbe essere un cittadino toscano armato di pazienza, analisi dell’acqua e accesso agli atti. Il suo obiettivo non sarebbe tornare dalla fedele Penelope ma comprendere chi debba bonificare un terreno, chi abbia autorizzato un impianto e perché il procedimento sia fermo da quindici anni.

Al posto del ciclope Polifemo troverebbe qualche grande industria che osserva il territorio con un solo occhio: quello rivolto alla produzione. Ulisse proverebbe a presentarsi dicendo “Nessuno” ma l’azienda risponderebbe che nessuno risulta comunque responsabile dell’inquinamento e che, in ogni caso, serviranno ulteriori approfondimenti tecnici.

Poi arriverebbero le sirene. Non cantano dagli scogli ma dai comunicati ufficiali: promettono economia circolare, transizione ecologica, sviluppo sostenibile e posti di lavoro. Per resistere, i cittadini dovrebbero legarsi agli alberi maestri delle proprie associazioni mentre i decisori pubblici, prudentemente, si tappano le orecchie con voluminosi studi di impatto ambientale.

Circe, invece, trasformerebbe i rifiuti in risorse con un semplice colpo di bacchetta amministrativa. Quello che fino al giorno prima era materiale problematico diventerebbe improvvisamente sottoprodotto, combustibile o elemento utile per riempire strade e terreni. Una magia normativa degna dell’isola di Eea, con la differenza che i maiali, almeno nell’Odissea, alla fine tornavano uomini.

Scilla e Cariddi potrebbero essere rappresentate dalla crisi climatica e dal consumo di suolo. Da una parte alluvioni, siccità ed erosione delle coste e dall’altra nuove costruzioni, piazzali e infrastrutture. Passare in mezzo senza danni richiederebbe l’abilità di Ulisse, o, più modestamente, una pianificazione territoriale coerente.

Penelope, nel frattempo, tesse il Piano regionale dei rifiuti di giorno e lo disfa di notte, aspettando il ritorno dell’eroe. I Proci occupano le stanze delle decisioni, banchettano con autorizzazioni e progetti assicurando che tutto sarà sostenibile, reversibile e perfettamente monitorato.

Alla fine Ulisse approda finalmente a Itaca. Il cittadino toscano, invece, raggiunge l’ultima pagina del procedimento amministrativo. Qui scopre che manca un parere, la conferenza è rinviata e occorre ricominciare il viaggio. Omero, almeno, aveva previsto un lieto fine.