Firenze in testa alla classifica regionale con quasi 20mila imprese straniere: una crescita che riflette le difficoltà del sistema toscano e nazionale
Nella Città Metropolitana quasi un’azienda su cinque è oggi guidata da un cittadino straniero, mentre il numero delle attività condotte da italiani continua a diminuire. È il quadro che emerge dall’ultimo Rapporto Immigrazione e Imprenditoria realizzato dal Centro Studi IDOS in collaborazione con CNA, una fotografia che racconta sì il dinamismo dell’imprenditoria immigrata, ma anche le difficoltà di un tessuto produttivo autoctono sempre più fragile.
Alla fine del 2024 le imprese guidate da stranieri erano 19.743, pari al 19,3% del totale provinciale. Un dato superiore sia alla media toscana (16,4%) sia a quella nazionale (11,3%) e che colloca Firenze al primo posto in regione, concentrando da sola quasi un terzo di tutte le imprese immigrate toscane. Ma il dato più significativo riguarda l’andamento nel tempo: nell’ultimo anno le attività straniere sono cresciute del 2,6%, mentre quelle italiane hanno registrato una contrazione dell’1,5%. Su un orizzonte di dieci anni il divario si amplia ulteriormente: +27,4% per le imprese immigrate contro un calo dell’11% per quelle guidate da italiani.
Numeri che certificano una trasformazione ormai strutturale. Se la crescita dell’imprenditoria straniera rappresenta una risorsa, essa evidenzia al tempo stesso la difficoltà crescente delle imprese italiane nel garantire il ricambio generazionale e nell’attrarre nuove energie imprenditoriali. In altre parole, il successo di una componente dell’economia mette in luce la debolezza dell’altra.
L’81,9% degli imprenditori stranieri proviene da Paesi extraeuropei. La comunità cinese resta la più rappresentata con il 27,2% dei titolari, seguita da albanesi (13,5%), rumeni (12,7%), marocchini (10,3%) e bangladesi (3,2%). Le attività si concentrano soprattutto nelle costruzioni (26,7%) e nel commercio (22,5%), ma a Firenze spicca anche il peso della manifattura, che raggiunge il 19,4%, ben oltre la media regionale.
Più che raccontare soltanto la crescita dell’imprenditoria immigrata, il rapporto finisce così per descrivere un fenomeno più ampio: la progressiva sostituzione di una parte dell’iniziativa economica che il sistema locale non riesce più a generare autonomamente. Un segnale di vitalità, certamente, ma anche il sintomo di un’economia che fatica a rinnovare le proprie basi tradizionali e che trova sempre più spesso nelle energie provenienti dall’estero una risposta alle proprie debolezze strutturali.
