Cascine, il grande inganno: milioni spesi, promesse dimenticate e un parco ormai ostaggio di criminalità, droga e degrado

GERMOGLI PH 30 OTTOBRE 2023 FIRENZE PARCO DELLE CASCINE LO YOUTUBER CICALONE EFFETTUA VIDEO CON LA SUA TROUPE PER MOSTRARE IL DEGRADO NELLA FOTO

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Dall’illusione del “#parcofigata” all’inferno quotidiano: il fallimento di Palazzo Vecchio sotto gli occhi di tutti i fiorentini

 

L’impietosa inchiesta de La Nazione della settimana scorsa ci rivela un polmone verde di Firenze ormai ridotto a un corpo malato, un’enclave di illegalità e disperazione dove lo Stato sembra aver issato bandiera bianca. Nonostante i roboanti comunicati dell’amministrazione comunale e la sfilata di cifre sbandierate periodicamente per rassicurare l’opinione pubblica, la realtà nuda e cruda vissuta ogni giorno dai cittadini racconta tutta un’altra storia. È la cronaca di un fallimento politico e sociale drammatico, che lascia i residenti nella paura, e i simboli del passato recente abbandonati al proprio destino, nel perimetro di un parco che molti non esitano più a definire un vero e proprio incubo.

I dati analizzati nel reportage sul lavoro del reparto “Polcascine”, istituito nel 2024, parlano di 580 servizi effettuati nei primi cinque mesi del 2026 con un imponente dispiegamento di ben 1.273 agenti per controllare complessivamente 816 persone. Ma se si scompongono freddamente queste cifre, sbandierate dai vertici come un successo della sicurezza urbana, salta subito all’occhio un paradosso imbarazzante: parliamo di soltanto poco più di una persona controllata per ogni singolo servizio. Una media quasi grottesca, che dimostra l’inefficacia cronica di una macchina burocratica che si muove tanto per produrre statistiche di facciata, ma che incide pochissimo sulla reale bonifica del territorio.

Il parco continua a fare paura, e a buon diritto: gli scippatori e gli spacciatori si muovono indisturbati a bordo di monopattini, usando le carrozze della tramvia T1 come fulmineo mezzo di fuga, mentre gli episodi di criminalità ordinaria colpiscono i più fragili, come il brutale pestaggio e la rapina subiti da un anziano di 83 anni in pieno pomeriggio nei pressi di via Lincoln per mano di due giovani ladre.

Le donne descrivono i viali delle Cascine come un incubo da evitare assolutamente, mentre le commercianti della zona sono costrette a blindarsi all’interno delle proprie attività, tenendo le porte serrate e consentendo l’accesso solo dopo aver suonato il campanello per difendersi dai malintenzionati. Chi un tempo frequentava l’Anfiteatro per i concerti serali ammette oggi con profonda amarezza che non correrebbe più un simile rischio.

Ma il vero emblema del fallimento si consuma poco lontano dalle linee della tramvia, nel Giardino del Visarno. Smantellato da ormai quasi un anno, quell’area che ai tempi della giunta Renzi era stata inaugurata in pompa magna con l’ambizioso e oggi ironico hashtag “#parcofigata” – un’opera costata ben 100.000 euro di soldi pubblici – è diventata il perfetto monumento allo spreco e all’abbandono. Oggi quel giardino è unicamente un ricettacolo di sbandati, spacciatori e consumatori di stupefacenti. Un investimento economico e d’immagine totalmente andato in fumo, il cui degrado si irradia drammaticamente verso le scuderie limitrofe. In questa zona, lo spettacolo mattutino è straziante: i segni evidenti di rapporti sessuali consumati frettolosamente testimoniano un mercato della prostituzione degradante, alimentato dalla disperazione di giovani donne tossicodipendenti. Persone ridotte a ombre, costrette a svendere il proprio corpo e la propria dignità per pochi euro, nell’indifferenza più totale di una città che preferisce girare la testa dall’altra parte.

La situazione non migliora alle prime luci dell’alba, quando il parco si mostra nella sua veste più squallida a pendolari e residenti. Intorno alla fermata della T1 Cascine, la mattina presto si cammina letteralmente sopra cumuli di rifiuti, avanzi di cibo in decomposizione e borse vuote, chiaramente provento degli scippi consumati nella notte, svuotate del denaro e poi gettate tra le siepi. Poco più in là, l’area prospicente il Fosso Macinante, venendo dal Circolo del Tennis, si trasforma regolarmente nel ritrovo privilegiato per i consumatori di crack e droghe pesanti, un teatro della disperazione chimica che agisce ormai alla luce del sole.

In questo quadro di anarchia urbana, anche i progetti di riqualificazione strutturale sembrano avvolti dalla nebbia dell’inefficienza: il piano per Piazza Vittorio Veneto appare paralizzato, trascinando con sé interrogativi irrisolti come il destino e la gestione logistica dei bus turistici, persi nel limbo di una pianificazione che non c’è.

Di fronte a questo scenario di totale sbando, la condanna verso l’amministrazione comunale non può che essere ferma e senza appelli. Che fine hanno fatto le solenni promesse della politica? La “Fondazione Cascine bene comune” era stata sbandierata come il pilastro fondamentale e la soluzione definitiva nel programma elettorale di Sara Funaro per la sua ascesa a Palazzo Vecchio. Oggi, a due anni esatti dal suo insediamento come sindaca, di quel progetto monumentale non rimane traccia: un fantasma burocratico mai pervenuto, completamente scomparso dai radar della giunta, mentre il parco sprofonda nel punto più basso della sua storia recente.

Le Cascine sono state abbandonate alla criminalità e al degrado sociale, e l’attuale amministrazione ne porta l’intera, pesantissima responsabilità.