Sollicciano, Firenze Democratica: “Sequestro non ha precedenti, ora interventi risolutivi”. Anche gli Avvocati all’attacco: “Condizioni degradanti”

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E Sinistra Progetto Comune incalza la Giunta Funaro

 

“La decisione della Procura della Repubblica di Firenze di disporre il sequestro di ben 7 sezioni della casa circondariale di Sollicciano segna un punto di svolta senza precedenti nella tutela delle condizioni minime di igiene, salute e sicurezza dei detenuti. È un atto che riconosce finalmente la gravità delle segnalazioni provenienti da associazioni, operatori e avvocati che da anni denunciano una situazione di degrado e violazione dei diritti fondamentali”. Così in una nota il gruppo Firenze Democratica.

“Per anni si sono susseguiti annunci e promesse, ma i lavori non sono mai partiti o sono stati lavori non risolutori – ricorda Cecilia Del Re, insieme a Calistri e Piccioli -. I tavoli istituzionali convocati in questi anni non hanno prodotto risultati, mentre le condizioni di vita nel carcere continuavano a peggiorare”.

“L’azione della magistratura, con un atto che non ha precedenti a livello nazionale, ha finalmente imposto un limite all’indifferenza e riconosciuto la necessità di garantire standard minimi di dignità e sicurezza. Ora serve una risposta immediata e coordinata da parte del Ministero della Giustizia, della Regione Toscana, dell’ASL e di tutti gli enti competenti, compreso il Comune di Firenze. Non è più tempo di promesse o tavoli – incalza -: è tempo di interventi concreti, di risorse certe e di una regia pubblica trasparente che restituisca dignità a chi vive e lavora a Sollicciano”.

“La tutela dei diritti umani non può fermarsi alle mura del carcere: questa situazione deve diventare il punto di partenza per una riforma strutturale delle politiche penitenziarie e per un impegno condiviso tra istituzioni e società civile”.

“Abbiamo iniziato questa consiliatura con un atto dedicato proprio al carcere di Sollicciano con la richiesta di una commissione permanente in seno all’amministrazione comunale che purtroppo poi non è stata istituita, sebbene la commissione 4 abbia svolto un lavoro di approfondimento che, per quanto meritorio, però ha portato solo alla richiesta di un tavolo. Quella commissione permanente avrebbe quantomai oggi aiutato un percorso pubblico di sostegno del percorso che a seguito dell’atto della Procura si deve aprire. Terremo alta l’attenzione con atti e ogni iniziativa utile affinché quelle condizioni minime di dignità e sicurezza nel carcere vengano ripristinate con un intervento risolutivo e vengano garantite nelle altre sezioni rimaste aperte”.

Si fa sentire anche l’Ordine degli Avvocati di Firenze. “Abbiamo ripetutamente denunciato (anche di concerto con tutti i Dirigenti degli Uffici Giudiziari) le intollerabili e degradanti condizioni del carcere di Sollicciano e le gravi inadempienze del Ministero – afferma il Presidente Sergio Paparo -. Il sequestro di ben sette sezioni del carcere conferma che è assolutamente necessaria una soluzione definitiva”. “Comunque il problema del sovraffollamento va affrontato immediatamente – rimarca Paparo – con interventi legislativi quali l’indulto, l’amnistia e la liberazione anticipata speciale, che non sono atti di buonismo ma strumenti di politica penitenziaria”.

Torna sul caso anche Sinistra Progetto Comune. “Il 16 giugno il GIP Alessandro Moneti – scrivono Dmitrij Palagi e Giulia Marmo – ha disposto il sequestro preventivo di sette sezioni di Sollicciano (primo caso in Italia di sequestro parziale di un istituto penitenziario. Il fondamento è la violazione del Testo Unico sicurezza: muffa, infiltrazioni, parassiti, impianti fuori norma, dormitori inabitabili. Le celle sono state qualificate come luoghi di lavoro. Il sovraffollamento è al 158%; circa 200 persone detenute saranno trasferite entro l’estate, molte fuori regione, in istituti già al collasso. Il trasferimento sradica percorsi di reinserimento, legami familiari, relazioni territoriali”.

“A far partire l’inchiesta non sono stati i soggetti istituzionali con il dovere di intervenire, ma i ricorsi delle stesse persone detenute ai magistrati di sorveglianza. Sul tavolo – proseguono –c’è già una proposta da smontare: Vincenzo Di Nardo, presidente di Firenze Domani e vicepresidente di Ance Toscana, ha lanciato sul Corriere Fiorentino un piano di partenariato pubblico-privato (struttura-ponte da 120 posti, 50 milioni in dieci anni, gestione privata dei servizi ‘no core’). È il modello del ‘carcere volano’: la formula ‘no core’ significa in pratica affidare servizi a cooperative convenzionate o farli svolgere da persone detenute con rimborsi simbolici, sottraendo lavoro contrattualizzato e spacciando lo sfruttamento per reinserimento. Incompatibile con l’Articolo 27 della Costituzione e con qualsiasi politica seria di esecuzione penale esterna”.

“Sollicciano è nel territorio del Comune di Firenze. Il DPCM 1° aprile 2008 ha trasferito la sanità penitenziaria all’ASL Toscana Centro, che opera in raccordo con il Comune. L’articolo 50 del TUEL attribuisce alla Sindaca poteri di ordinanza contingibile e urgente in materia di salute pubblica – ricordano -: non risulta siano stati usati, nonostante le nostre ripetute richieste. La risposta non è la nuova edilizia né la privatizzazione: è la decarcerazione (misure alternative, esecuzione penale esterna, una rete territoriale che il Comune deve costruire con gli UEPE e il terzo settore)”.

“Lunedì chiediamo alla Giunta tre risposte precise. Quante delle persone trasferite hanno residenza o legami con Firenze, e l’ufficio del Garante comunale si è attivato? Se il Comune intende aprire un tavolo per non essere escluso dalle decisioni sul futuro di Sollicciano (e come tutela il personale dei reparti sigillati). Quante strutture e quanti posti il Comune è in grado di attivare per le misure alternative: non come emergenza, ma come impegno strutturale. Se non ha risposta, lo dica e spieghi perché”.

“Il 22 settembre 2026 il Tribunale di sorveglianza porta alla Corte Costituzionale la questione sulle condizioni detentive a Sollicciano. Il Comune non può arrivare a quella udienza come se la vicenda non lo riguardasse”, concludono Palagi e Marmo.